Fatti di genova

Piazza Alimonda 16 anni dopo. Giuliani: “Alcuni reparti carabinieri sono problema per democrazia”

Alcune centinaia di persone hanno ricordato la morte di Carlo Giuliani, ucciso durante il G8 del 2001. L'intervista al padre, Giuliano Giuliani

Genova. Il pugno alzato e tutti insieme a cantare Bella Ciao. “Carlo vive e lotta insieme a noi. Le nostre idee non moriranno mai” intonano i manifestanti in piazza alle 17.27, ora in cui 16 anni fa il carabiniere ausiliario Mario Placanica sparò un colpo di pistola uccidendo il 23 enne Carlo Giuliani. La manifestazione, organizzata come ogni anno dai genitori di Carlo – Heidi e Giuliano Giuliani – ha visto la partecipazione di diverse centinaia di persone tra cui l’ex portavoce del Genoa Social Forum Vittorio Agnoletto, il consigliere regionale liguri di Rete a sinistra Gianni Pastorino, il deputato di MdP Arturo Scotto, il rappresentante della comunità San Benedetto Domenico Chionetti, il segretario regionale dell’Arci Walter Massa e il segretario della Cgil Ivano Bosco.

“Ho apprezzato le parole di Gabrielli – ha detto il padre di Carlo a margine della cerimonia – Ho apprezzato quando ha detto che Gianni De Gennaro avrebbe dovuto dimettersi. Il problema è che queste dimissioni non sono mai arrivate: sono arrivate invece promozioni successive e De Gennaro ovvi è diventato presidente della più grande azienda pubblica del Paese che è Finmeccanica e questa è una cosa assolutamente incomprensibile”.

Per il padre di Carlo esiste ancora un rischio democratico che non riguarda tanto la polizia quanto i carabinieri: “Sono convinto che esistano dei reparti dei carabinieri che rappresentano un problema per la democrazia. La prova di questo l’abbiamo avuta la sera del 20 luglio di 16 anni fa quando nel quartiere della Foce un’intera brigata dei carabinieri cantava faccetta nera senza che nessuno facesse niente”.

“Non devono essere mai fatte generalizzazioni – ha aggiunto Giuliano Giuliani – ma è indispensabile agire responsabilmente nei confronti di chi con indosso una divisa disonora non solo il corpo che rappresenta ma tutto il Paese”.

“I carabinieri hanno combinato quel guaio – dice riferendosi alla tragica morte del figlio – e altri guai e non sono mai stati perseguiti a differenza di quanto è successo ai poliziotti. L’omicidio di Carlo non è stato nemmeno degno di un processo: è stato archiviato, dopo che qualcuno si è inventato la storia dello sparo in aria. Si tratta di cose molto brutte rispetto alle quali possiamo soltanto continuare a pretendere verità”.