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Omicidio Molassana, tutti a processo per la morte di Di Maria: mai vista né trovata l’arma del delitto

Ancora dubbi sulla dinamica dell'omicidio di cui è imputato Guido Morso, ma con la rissa aggravata dalla morte potrebbero finire in carcere in 4

Genova. E’ stato Guido Morso il 17 settembre scorso a uccidere il giovane pusher Davide di Maria? E la sua colpevolezza può essere dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio nonostante l’arma del delitto non sia stata mai trovata e le testimonianze siano sempre state contraddittorie? A rispondere a queste domande sarà dal prossimo 17 novembre la corte di Assise di Genova dopo che questa mattina il gup Claudio Siclari ha rinviato a giudizio, seppur con imputazioni diverse, tutti coloro che quel pomeriggio si trovavano nel piccolo appartamento di Molassana preso in affitto da Marco Mor N’Diaye.

Se il 34 enne Guido Morso è l’unico accusato di omicidio volontario, N’Diaye, Christian Beron (entrambi ‘amici’ della vittima con la quale il giorno prima avevano compiuto una rapina) e Vincenzo Morso, pare di Guido, sono tutti accusati di rissa aggravata dalla morte dello stesso Di Maria. Inoltre i due Morso e N’Diaye sono accusati anche del porto di arma da fuoco clandestina (i primi due) e ricettazione di una seconda pistola N’Diaye.

Il delitto sarebbe maturato per un debito di droga, secondo gli investigatori della squadra mobile. Quel giorno i due Morso arrivarono all’appartamento dove stavano i tre armati di pistola. Di Maria, N’Diaye e Beron a loro volta aspettavano i due e cercarono di aggredirli. Ne era nata una rissa e Di Maria era stato ucciso. Padre e figlio scapparono ma dopo 24 ore il più giovane si costituì e confessò di avere sparato. Il padre si era presentato dai carabinieri due settimane dopo il delitto.

L’autopsia aveva chiarito però che Di Maria era stato ucciso non da un colpo di pistola come dichiarato inizialmente dal medico legale, ma con un coltellata. Non solo l’ arma non sarà mai ritrovata dagli investigatori ma nelle contraddittorie e contrastanti versioni fornite dai partecipanti alla rissa mortale nessuno sembra aver visto il coltello. Ancora: all’arrivo dei Morso Davide Di Maria si trovava legato mani e piedi con delle fascette da elettricista, risultate poi molto larghe tanto che non solo se le sarebbe sfilate da solo per partecipare alla rissa, ma così ‘molle’ da non lasciare segni su polsi e caviglie della vittima. Che cos’era? Una messinscena per trarre in inganno Guido Morso (con il quale Di Maria aveva un debito) che i tre non si aspettavano arrivasse insieme al padre.

A dieci mesi dai fatti Guido Morso si trova in carcere per l’omicidio, mentre N’Diaye è invece in carcere in seguito alla condanna per la rapina del giorno precedente all’omicidio. Il colombiano Christian Beron si trova ai domiciliari per lo stesso episodio mentre Enzo Morso che era anche lui finito in carcere oggi ha solo un obbligo di dimora. Se l’accusa sostenuta oggi dal sostituto procuratore Alberto Lari non riuscirà a dimostrare la colpevolezza di Guido Morso oltre a ogni ragionevole dubbio, tutti potrebbero comunque finire con una condanna non lieve, visto che la rissa aggravata dalla morte prevede una reclusione fino a 8 anni.