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L’uomo che ha in mano il portafoglio di Tursi: “Il buco Amiu di 13 milioni? Utilizzeremo i dividendi di Iren”

Per Pietro Piciocchi una "mission impossible" da portare a termine entro 20 giorni, poi "porteremo a reddito il patrimonio e abbatteremo la morosità". Sull'appartenenza all'Opus Dei: "Scelta personale, nessuna intromissione"

Genova. Un avvio “tutt’altro che morbido” quello che Pietro Piciocchi, neo assessore al Bilancio e Patrimonio del Comune di Genova, ha dovuto affrontare. Neppure il tempo di entrare nel suo nuovo ufficio di palazzo Albini, a Tursi, che il sindaco Marco Bucci gli ha posto il primo (enorme) problema da risolvere: trovare 13 milioni di euro per colmare gli extracosti di Amiu ed evitare un nuovo aumento della Tari.

“Servirà un percorso complesso – dice lui, 40 anni, avvocato esperto in diritto tributario e amministrativo, sposato con Emma, 6 figli – ma abbiamo in mano alcuni strumenti per risolvere la questione, e quindi sono ottimista“. D’altronde non è la prima volta che si trova – pronti, via – a gestire un’emergenza: due anni fa è stato chiamato da Giovanni Toti a occuparsi del dissesto finanziario dell’Istituto Brignole, una delle più importanti strutture di servizi alla persona a Genova. “C’era un buco di 43 milioni, ma siamo riusciti a fare un buon lavoro”.

Per trovare i 13 milioni mancanti senza aumentare la tassa sui rifiuti – cosa da fare entro il 31 luglio – oltre a rinegoziare alcuni mutui con Cassa depositi e prestiti e in futuro anche con le banche, a raschiare tra accantonamenti e avanzi di amministrazione, Tursi potrà anche attingere a Fsu, Finanziaria Sviluppo Utilities, la holding finanziaria partecipata a metà tra Comune di Genova e Comune di Torino per gestire i dividenti di Iren. “In quelle casse possiamo reperire parte della liquidità – spiega Piciocchi – visto che i dividenti ci sono”. Una mossa simile è stata compiuta anche dalla sindaco del capoluogo piemontese Chiara Appendino (recentemente, e non senza critiche, ha “prelevato” 20 milioni da Fct, la cassaforte che custodisce le azioni delle principali società partecipate dal Comune di Torino, Amiat, Sagat, Iren a Gtt). Il percorso sarà comunque “complesso – ribadisce – e sarà definito dalle delibere di giunta che metteremo a punto nelle prossime due settimane”.

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Anche quando il problema dei 13 milioni sarà risolto, ad ogni modo, la strada dell’assessore al Bilancio non sarà meno tortuosa. Il Comune di Genova è una bestia difficile da domare. “In prospettiva voglio lavorare bene sulla programmazione – afferma Pietro Piciocchi – non è accettabile ritrovarsi con una situazione simile di cassa, paghiamo 5 anni di non decisioni e di decisioni prese in modo troppo sofferto”. E anche se il debito del Comune di Genova, negli ultimi anni, è diminuito, non basta.

“Una cosa è certa – dice – non possiamo agire ulteriormente sulla leva fiscale, siamo al massimo livello di stress, non possiamo farlo neppure il prossimo anno, è un impegno che ci siamo presi con i cittadini. E quindi, per recuperare risorse, dobbiamo lavorare su azioni strutturali, migliorare la redditività del patrimonio e superare il problema delle morosità”. Il fondo di accantonamento destinato a questo capitolo è di circa 30 milioni di euro, che potrebbero essere gestiti diversamente se le situazioni di morosità diminuissero. “Per migliorare la riscossione – spiega l’assessore al Bilancio – dobbiamo capire al più presto quale può essere l’opzione migliore, se gestirla direttamente o se affidarci alla nuova agenzia che sostituirà Equitalia”.

Patto di stabilità: infrangerlo o sottostare a esso? “In questo contesto è irrilevante – afferma Pietro Piciocchi – vogliamo risolvere le emergenze senza indebitare ulteriormente l’ente”. Tagli ai settori, a partire dal trasporto pubblico? “Non ho ancora un’idea su questo, è soprattutto la Regione che si occupa di finanziare le aziende di trasporto”.

Intanto, sulla nuova scrivania dell’assessore (che ancora non ha avuto occasione di incontrare il suo predecessore, Francesco Miceli) c’è un tomo spesso 30 centimetri: il bilancio previsionale: “Ho trovato grande collaborazione e competenza da parte dei dirigenti e degli impiegati del mio ufficio, sono rimasto piacevolmente stupito”. Non c’è stato, quindi, il fuggi fuggi generale che ha colpito invece altri assessorati.

Pietro Piciocchi ha deciso di non lasciare l’incarico di commissario straordinario all’Istituto Brignole, cosa che ha sollevato qualche dubbio in tema di conflitti di interessi. “Dubbi infondati – precisa – e comunque tecnicamente io ho presentato le dimissioni alla Regione ma ho anche detto che sarei rimasto a titolo volontaristico per seguire il percorso di risanamento portato avanti finora”. Qualche giorno fa, a Piciocchi, è arrivata una lettera firmata da 70 dipendenti del “Brignole” che gli chiedono, sostanzialmente, di “non abbandonarli”. La Regione si troverà comunque a nominare una nuova figura, operativa, mentre l’avvocato ora assessore resterà come una sorta di garante-traghettatore. Gratis.

“Lo faccio per spirito di servizio”. Quello che lo ha portato a candidarsi nella lista civica di Marco Bucci, pur avendo comunque possibilità di essere nominato assessore. “Mi è stato chiesto di accettare una sfida e l’ho fatto, con generosità, e per una lista civica, non avendo mai avuto tessere di partito”. L’unica “adesione” di cui non si fa problemi a parlare è quella all’Opus Dei. Ma – sottolinea – “è parte di un percorso spirituale personale, non c’entra nulla con la mia vita professionale, non ci sono mai stati tentativi di intromissione e mai li accetterei”.