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Ericsson, Piaggio e Ilva: tra licenziamenti e incertezze, le multinazionali fanno tremare Genova

Ericsson in dieci anni ha dimezzato gli occupati, Piaggio Aero ha chiuso il sito genovese e il futuro dell'Ilva di Cornigliano è a forte rischio

Genova. Tre multinazionali (la svedese Ericsson, la Piaggio Aero in mano al fondo del governo di Abu Dhabi e la quasi Ilva di AncelorMittal) stanno mettendo ancora più in crisi il futuro industriale di Genova tra licenziamenti certi e incertezze che fanno paura. Basti pensare che Ericsson in dieci anni ha praticamente dimezzato il personale e Piaggio con la nuova proprietà ha chiuso il sito industriale genovese che fino a cinque anni fa era considerato un’eccellenza del settore aeroindustriale. Il futuro di Ilva si giocherà a settembre, ma comunque la si voglia vedere il quadro è desolante.

Ericsson
Dopo i licenziamenti via email di venerdì sera e la protesta di ieri a Erzelli che è arrivata fino al casello autostradale oggi i lavoratori di Ericsson sono arrivati in centro per cercare il supporto delle istituzioni. Il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno che chiedere al Governo “l’immediato sblocco dei fondi destinati all’area di crisi non complessa degli Erzelli” e dare una prospettiva occupazionale agli oltre 40 lavoratori licenziati dalla multinazionale Ericsson. Favorevoli centrodestra, centrosinistra e M5S. I fondi nazionali favorirebbero l’insediamento di nuove imprese hi-tech sulla collina degli Erzelli – già riconosciuta come area di crisi non complessa – che potrebbero riassorbire i licenziamenti. L’ordine del giorno chiede fra l’altro di “recuperare ulteriori fondi di origine europea che non utilizzati possano essere disponibili per l’avvio di nuove star up nel settore tlc e aree connesse operanti nel nostro territorio. Tale operazione può avvenire anche attraverso una riprogrammazione dei fondi europei dedicati e del fondo strategico”.

Questa mattina i lavoratori avevano incontrato il presidente Giovanni Toti e il sindaco Marco Bucci che insieme agli assessori Edoardo Rixi e Gianni Berrino hanno deciso di attivare già la prossima settimana un tavolo in Confindustria per vere di confrontare i profili professionali dei lavoratori di Ericsson che sono stati licenziati venerdì con una mail con quelli delle aziende che sul territorio si occupano di hi-tech.

Difficile tuttavia che a breve possa arrivare una soluzione per questi lavoratori rispetto ai quali il Governo non è riuscito a imporre ad Ericsson nemmeno il ricorso agli ammortizzatori sociali, il che fa presagire fra l’altro che la procedura di licenziamento collettivo appena chiusa (la quattordicesima in dieci anni) non sarà l’ultima.

Piaggio Aero
E le drammatiche certezze in termini di calo occupazionale in Ericsson rischiano di essere seguite questo autunno da altre notizie pesanti. La prima riguarda Piaggio Aero. Ieri in Confindustria a Savona i sindacati di Piaggio Aero e le segreterie di Fiom, Fim e Uilm hanno incontrato l’azienda che ha di fatto ribadito di voler cedere il reparto Motori a Villanova e la manutenzione civile a Genova. Ciò significa che a fronte degli attuali 118 lavoratori in cassa integrazione su poco meno di 1200 dipendenti, nel prossimi mesi gli esuberi potrebbero arrivare fino a 500 (circa 300 dipendenti sono impiegati sui motori a Villanova d’Albenga e una settantina nell’Mro Genova).

Incidente

Le due operazioni non sono ancora partite ma il piano industriale rispetto a quelle scelte già fatte un anno fa è stato confermato e, hanno spiegato i vertici di Piaggio, al momento una trattativa con Leonardo non c’è ma “vi è solo un accordo di partnership industriale – spiegano Fim, Fiom e Uilm – in quanto Leonardo fornisce a Piaggio parte di elettronica per il drone e non è previsto ingresso della stessa nel capitale sociale di Piaggio”. Domani partirà una richiesta d’incontro a Palazzo Chigi da parte dei sindacati, in quanto in quella sede va chiarita “l’incongruenza delle ipotesi Piaggio rispetto all’Accordo del 2014. Il Governo deve pronunciarsi perché Piaggio è un asset strategico. L’Esecutivo può e deve esercitare la golden power per bloccare qualsiasi iniziativa che tenda a snaturare la società che passerebbe a circa 700 lavoratori, alla quale si sommerebbe un’azienda motoristica di circa 300 lavoratori ed un service velivoli di circa 80 dipendenti”.

Ilva di Cornigliano
Ultima ma forse la situazione più ad alto rischio è quella di Ilva. In questo caso la discussione è stata rinviata a settembre. Nell’incontro del 20 luglio al Mise la nuova proprietà (Am Ivestco Italy) pare su pressione del Governo non ha nemmeno voluto dettagliare gli esuberi (tecnicamente il mantenimento di circa 4 mila lavoratori dentro l’attuale società in amministrazione controllata con l’ammortizzatore sociale della cassa integrazione). Quindi ad oggi a Genova non si sa se e quanti esuberi ci saranno. Senza gli investimenti per la banda stagnata previsti dall’accordo di programma su Genova del 2005 e di cui nell’incontro al Mise non si è parlato è chiaro però che i circa 360 lavoratori che oggi sono in cassa integrazione straordinaria rischiano di finire in quella che i sindacati chiamano la “scatola nera”.

Il corteo dell'Ilva

Intanto il 30 settembre scadono i lavori di pubblica utilità che fino ad oggi – sempre a seguito di proteste piuttosto rumorose – sono stati rinnovati per mantenere inalterato il reddito dei dipendenti come prevede l’accordo di programma. E così tra poco più di un mese i sindacati andranno a bussare forte alle porte del governo e, se non avranno risposte rapide, torneranno in piazza come hanno fatto meno di due anni fa.