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Busalla? abbiamo un festival

“Dallo spazio la terra sembra una nave, sola nell’universo”. Il primo astronauta italiano ricorda il suo viaggio, 25 anni dopo

Il primo astronauta italiano, che è di Busalla, inaugura il primo Festival dello Spazio, che si terrà dal 28 al 30 luglio

Genova. “Quando sono partito mi sono detto, tra me e me, finalmente. Lastrada per arrivare a quel punto era stata molto lunga tra selezioni, incertezze ritardi delle missioni, l’incidente del Challenger e quindi il ritardo dello Shuttle. Insomma c’è stato un periodo nel quale ci si domandava perfino se mai ci saremmo riusciti. Ma quando i razzi si sono accesi sapevo che sarei partito davvero”. Franco Malerba, il primo astronauta italiano, racconta così la sua missione nello spazio, 25 anni, fa. Una missione iniziata nel ‘77, quando venne scelto dall’Agenzia Spaziale Europea, come uno dei quattro candidati europei per la prima missione Spacelab, per addestrarsi al centro Nasa-JSC di Houston. Malerba che è decollato il 31 luglio ’92, è rimasto in orbita 7 giorni, 23 ore e 15 minuti.

“E’ stata un’aperienza eccezionale della mia storia professionale – ricorda – ma è anche una tappa importante per l’Italia perché era la prima volta che un nostro astronauta andava nello spazio. Tra qualche giorno partira Paolo Nespoli per la stazione spaziale, oggi abbiamo 7 astronauti, tutti abili e arruolati, che sanno fare il loro mestiere l’Italia è un protagonista della storia spaziale contemporanea. Lo spazio porta delle promesse, tanto che qualcuno parla di space economy dal connubio tra le tecnologie spaziali e quella dell’informatica che possono portare grandi benefici alle applicazioni sulla terra. La mia esperienza, invece, era molto pionieristica, nel senso che era una prima volta per lo stesso sistema Paese, che non era ancora veramente rodato”

“Pensate che l’Agenzia Spaziale Italiana – prosegue Malerba – quando io feci la mia prima selezione nel 77, non esisteva, avevamo un ministero per il coordinamento delle attività scientifiche e non c’era nemmeno un portafoglio per la ricerca. Direi che molta strada è stata fatta, oggi siamo condomini della Stazione Spaziale Internazionale e abbiamo dei progetti di prima fila su tutti i grandi Laboratori spaziali scientifici che stiamo costruendo, con ExoMars andremo a trivellare Marte e sarà proprio una trivella italiana che farà questo lavoro. Insomma, oggi, di spazio possiamo parlare con un certo orgoglio”.

Ma oltre all grandissima importanza scientifica della sua missione resta anche quella umana, con la possibilità di farsi raccontare da una “fonte di prima mano” quelle che sono le sensazioni che si provano sullo spazio. “Il male di spazio, che è quello dell’assenza di peso, in effetti si vince dopo qualche ora o qualche giorno – ricorda – ma la nostalgia di ritornare nello spazio c’è. Il sono stato solo 8 giorni, 8 giorni straordinari e ineguagliabili, oggi gli astronauti stanno sei mesi e mi domando se in questo tempo non rischiano perfino di annoiarsi, lontani da casa e dai loro affetti. Se poi pensiamo ai viaggi verso Marte allora davvero c’è il rischio dell’alienazione perché nove mesi in viaggio poi altri mesi per tornare, sono una cosa molto difficile alla quale però ci stiamo preparando”.

Ma le sensazioni che si hanno lassù devono essere veramente uniche. Nello spazio ci si rende conto di quanto siamo soli nell’universo. Gli antichi vedevano il cielo come vicino, come un qualche cosa che dialogava con noi quasi quotidianamente, ora per le piogge ora per le tempeste. Noi di lassù vediamo veramente le grandi distanze, vediamo la terra come una sfera, come una nave in viaggio nello spazio. Dal cielo ci rendiamo conto tra l’altro di come sulla terra non ci siano frontiere naturali se non quelle delle montagne o del mare, e quindi c’è anche un messaggio di rispetto di questa nostra nave che la sola nella quale possiamo vivere bene e dall’altra di cercare di lavorare tutti assieme per un migliore futuro del nostro pianeta”.

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