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Alla difesa del pesto (e non solo): il consorzio del Basilico Dop si scaglia contro gli accordi tra Ue e Canada

All'interno dell'intesa chiamata Ceta non si è tenuto conto di alcuno fra i prodotti Dop e Igp della Liguria e questo potrebbe favorire le contraffazioni

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Genova. Alzata di scudi da parte del consorzio di Tutela del Basilico Dop contro i recenti accordi economico-commerciali internazionali: obbiettivo riportare l’attenzione sulla originalità della salsa ligure per eccellenza e spingere il Parlamento italiano a non ratificare l’accordo.

Il Consorzio, presieduto da Mario Anfossi, lancia i suoi strali contro il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement), intesa tra Unione Europea e Canada e che riguarda anche il mondo agricolo. In Italia, a battersi contro questa misura, è stata la Coldiretti, associazione di categoria dei produttori agricoli.

Non solo pesto. All’interno dell’intesa Euro-Canadese non si è tenuto conto di alcuno fra i prodotti Dop e Igp della Liguria, e secondo il Consorzio, questa “dimenticanza”, lascerà campo libero ai prodotti “taroccati” e non certificati. “Il Consorzio – si legge in un comunicato – approva e appoggia l’iniziativa di Coldiretti a difesa delle produzioni a denominazione di origine ed è indispensabile per le produzioni di eccellenza non cadere nel gioco delle imitazioni e dei falsi “made in Italy”. Il basilico genovese Dop, oltre a essere l’emblema della gastronomia regionale è tra le produzioni di eccellenza più rappresentative della Liguria e sicuramente quella maggiormente in crescita. Negli ultimi 10 anni, da quando esiste la Dop, ha rappresentato uno dei settori con lo sviluppo più dinamico con un aumento della produzione certificata del 300%. In questi anni, inoltre i mercati americani hanno dimostrato grande attenzione per questo prodotto”.

“Sarebbe veramente assurdo – scrive il presidente Anfossi – che i consumatori di questi Paesi non potessero liberamente scegliere tra le caratteristiche organolettiche delle produzioni certificate e le chimere di omonimie strategiche ad una confusione informativa che rischia di distruggere il risultato di importanti investimenti destinati a sostenere lo sviluppo delle produzioni più tipiche. Speriamo che il governo e i parlamentari italiani non votino a favore dell’accordo impedendone l’entrata in vigore”.