Le immagini

Urla, insulti e provocazioni: il faccia a faccia finisce (quasi) in rissa

Genova. Una campagna elettorale abbastanza noiosa e dai contenuti modesti si incattivisce sul finale e l’unico vero faccia a faccia di piazza, quello organizzato dal Secolo XIX, si trasforma in un’arena, I più organizzati sono i Bucci Boys che occupano con largo anticipo quasi i due terzi degli spalti. Poche magliette arancioni, diversi in giacca e cravatta ma applausi scoscianti a Marco Bucci, che già chiamano sindaco.

Dal centro sinistra rispondono con decine di cartelli che alzano ogni volta che “Gianni” interviene in un dibattito dove i contenuti perdono quasi subito significato perché mancano 36 ore alla fine della campagna elettorale e quel che conta è chi urla di più. Se il dibattito doveva servire (anche) a convincere i genovesi indecisi ad andare a votare domenica, probabilmente il risultato ottenuto sarà quello opposto. I supporter del centro destra, con in prima fila i leghisti, sono gasati perché si sentono a un passo dalla vittoria.

E Gianni Crivello commette l’errore di cedere alle provocazioni che arrivano da sotto il palco e di provocare a sua volta: così viene sommerso di fischi e insulti ogni volta che apre bocca in uno spettacolo da ultras che mai si era visto in un dibattito a Genova.

Per difendere il “loro candidato” i giovani di Genova che osa a un certo punto si postano in gruppo davanti alle fila dei leghisti. L’atmosfera si scalda e alla fine mentre il dibattito volge in chiusura si arriva a un passo dallo scontro fisico, per fortuna evitato dal un rigurgito di buon senso di chi si è messo in mezzo. Alla fine tutti a casa, con i sostenitori di Crivello che cantano Bella Ciao, e gli altri che rispondono con “Chi non salta è un comunista”.