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Torre Piloti, la rabbia della moglie di un superstite: “Quanto dobbiamo ancora aspettare per essere risarciti?”

Silvia Vigneri è sposata con Giorgio Meo, che venne trovato vivo tra le macerie: "Il giudice ha condannato gli imputati al pagamento di una provvisionale, ma non abbiamo ricevuto ancora nulla"

Genova. Silvia Vigneri ha 33 anni ed è una giovane donna agguerrita. Suo marito è Giorgio Meo, 38 anni, uno dei quattro sopravvissuti alla tragedia della Torre Piloti. A distanza di poco più di quattro anni dalla strage e di poco più di un mese dalla sentenza in primo nel processo sul crollo di Molo Giano, ha deciso di lanciare un appello.

“Il giudice ha condannato gli imputati al pagamento di una provvisionale, pagamento che dovrebbe essere immediatamente esecutivo per legge – dice la donna – ma i tempi sembrano essere indefiniti. Dopo 4 anni e due mesi è possibile che le famiglie debbano attendere i comodi dei condannati? È vergognoso, confido che chi di dovere si occupi di questa situazione”, attacca la ragazza.

Giorgio Meo, che nella notte del 7 maggio 2013 venne ritrovato vivo sotto le macerie della torre, oggi conduce un’esistenza tutt’altro che semplice. A raccontarlo è proprio la moglie Silvia: “Dopo l’incidente è stato congedato dal corpo militare, perché considerato non idoneo, ha perso il lavoro e il grado ed è stato assegnato di servizio, con uno stipendio base, all’Istituto idrografico della Marina, ma a Genova non riesce più a stare, non ce la fa a vivere dove è successo quel tragico fatto, dove i suoi amici hanno perso la vita, e quindi viviamo a Sanremo, e mio marito, anche se giovane e sano, è depresso e non lavora”.

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La sentenza del 17 maggio ha riconosciuto ai familiari delle vittime il diritto al risarcimento del danno; complessivamente gli imputati, tra cui la società Messina, devono versare provvisionali per 6 milioni di euro. Oltre ai familiari sono state riconosciute provvisionali per cinque milioni di euro al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, sei milioni e 500 mila euro per il ministero della Difesa, e tre milioni di euro per il ministero dell’Economia.

“A noi spetterebbero circa 130 mila euro – spiega Vigneri – ma questa battaglia la stiamo facendo anche per gli altri familiari delle vittime, ci sono persone che hanno perso figli, mariti, fidanzati, ed è possibile che non sia automatico essere risarciti in tempi accettabili così come un giudice ha stabilito? E’ possibile dover rivolgersi ai media per essere ascoltati, dopo tutto quello che abbiamo passato?”.

Silvia Vigneri dice di non avere intenzione di rivolgersi, per ora, a un avvocato. “Contro una grossa società come i Messina – sospira – non credo potrei farcela”. In teoria non dovrebbe esserci bisogno di rivolgersi ulteriormente al Tribunale. Recentemente, nell’ambito del processo di primo grado per i fatti dell’alluvione del 2011, i famigliari delle vittime hanno respinto al mittente la proposta di transazione del Comune di Genova che aveva proposto di pagare subito solo la metà delle provvisionali, mentre proprio di ieri è la sentenza del giudice civile che ha chiarito come il dispositivo sia titolo immediatamente esecutivo per ottenere il pagamento. Lo raccontiamo in questo articolo.

L’impressione di Silvia Vigneri e di Giorgio Meo è che Messina stia tentando di rinviare pagamenti o eventuali pignoramenti per proporre alle famiglie delle vittime e dei sopravvissuti un compromesso ed evitare un processo civile, che potrebbe portare la società di navigazione a ulteriori esborsi. “Personalmente non accetterò compromessi – sottolinea la donna – è una questione morale”.

La sentenza. Il 17 maggio scorso il giudice Silvia Carpanini ha condannato a 10 anni e 4 mesi di carcere il comandante della Jolly Nero Roberto Paoloni, 8 anni e 6 mesi di reclusione per il primo ufficiale Lorenzo Repetto, 7 anni per il direttore di macchina Franco Gianmoro e 4 anni e 2 mesi per il pilota del porto di Genova Antonio Anfossi, l’unico cui sono state riconosciute le attenuanti generiche. Condanne dimezzate rispetto alle richieste dell’accusa. E’ stato assolto il delegato della compagnia Messina, proprietaria della Jolly, Giampaolo Olmetti. Le motivazioni della sentenza dovrebbero essere rese note entro Ferragosto.

L’incidente. È la sera del 7 maggio 2013 quando la porta container Jolly Nero della compagnia Messina sta effettuando le manovre per uscire dal porto di Genova. Il motore si inceppa dopo la retromarcia, gli ufficiali a bordo sono convinti che la nave stia per ripartire in avanti e non si accorgono in tempo che la nave continua ad arretrare. Quando lo capiscono è troppo tardi: la Jolly finisce contro la banchina di Molo Giano e butta giù la Torre Piloti. Muoiono in nove, tutti lavoratori che erano dentro la struttura: i militari della Capitaneria Francesco Cetrola, 38 anni, Marco de Candussio, 39, Daniele Fratantonio, 28, Gianni Iacoviello, 35, Davide Morella,33, Giuseppe Tusa, 30; il pilota Michele Robazza,44, gli operatori radio dei rimorchiatori Sergio Basso, 50 e Maurizio Potenza, 50. Quattro i feriti, oltre a Giorgio Meo, Enea Pecchi, Raffaele Carlone, Gabriele Russo.