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Terminal Messina, sciopero il 23 giugno, l’rsa: “Serve un cambio di rotta dell’azienda”

Già 79 in cassa integrazione (con riduzione di orario), a rischio gli altri 140

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Genova. C’è preoccupazione tra i lavoratori del gruppo Messina visto che, dopo i primi provvedimenti di cassa integrazione che da febbraio interessano 79 lavoratori del terminal, altri provvedimenti di cassa potrebbero arrivare a breve e coinvolgere gli altri reparti amministrativi.

Per questo il 23 giugno la Filt Cgil ha convocato uno sciopero dei lavoratori dell’MT (intermodal marine terminal – ex Terminal Messina). Se l’azienda ha motivato il provvedimento dell’ammortizzatore sociale con la crisi del settore,

“Al tempo del porto di Genova ai suoi massimi storici per quanto riguarda le merci movimentate, viene presentata la cassa integrazione al Gruppo Messina – si legge in una nota della rappresentanza sindacale aziendale della Filt – nonostante la proprietà rassicuri sul fatto che nessuno perderà il posto di lavoro, a circa 240 persone si richiede l’ennesimo e il maggiore sacrificio nella storia di questa grande azienda genovese. Un sacrificio iniquo e che temiamo possa diventare fatalmente dannoso per le sorti stesse della società, se è vero che viene imposto al tessuto che, con crescenti difficoltà, tramite il suo lavoro ne sostiene realmente l’esistenza. Più di una perplessità invece suscita il modo in cui tale lavoro è stato ed è tuttora impostato e diretto”.

I lavoratori della rsa denunciano “un distacco sempre più marcato tra gruppo di comando e base lavoratrice”. “Da quando le misure di riduzione dei salari sono state prospettate, ossia dallo scorso novembre, la congiuntura economica è stata sostanzialmente migliore del previsto, i ricavi sono aumentati, le navi dall’Europa sono sempre partite piene da allora ad oggi; in più il probabile imminente ingresso di MSC nel capitale sociale porterebbe in dote un rafforzamento della situazione patrimoniale. – prosegue la nota – si stravolge lo scenario ma la proprietà non muta i suoi propositi di tagli salariali. Non vediamo alcuna giustizia né alcun futuro in questo, pertanto respingiamo il sacrificio che stanno imponendo ad una parte dei lavoratori e che vorrebbero presto imporre all’altra.

“Abbiamo chiesto di conoscere il piano industriale in via di definizione ma ci è stato negato – conclude la nota – abbiamo proposto di accantonare i propositi di cassa integrazione e suggerito altre vie per ottenere significativi risparmi sul costo del personale, se è questo che alla proprietà interessa. In parte tali risparmi si sono pure realizzati, ma ciò che ne abbiamo in cambio è assolutamente nullo: i tagli salariali permangono e si prospettano addirittura incrementati. Riteniamo necessario un immediato cambio di rotta nella gestione aziendale e un ritiro delle misure di cassa integrazione applicate; in caso contrario ci riteniamo pronti a intraprendere ulteriori iniziative sindacali.”