Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Stefano Arrighi, a pochi giorni dal voto il candidato fantasma ha un volto e una voce

E la usa per difendere la famiglia tradizionale. Corre per il Popolo della Famiglia e - scherzando (?) - dice: "Se mi avete trovato in tempo forse vuol dire che la Provvidenza esiste"

Genova. Dopo settimane di tentativi, riusciamo a raggiungere telefonicamente Stefano Arrighi, il candidato sindaco del Popolo della Famiglia, colui che ha scelto di non partecipare ad alcun dibattito, di non inviare alcun comunicato stampa, di non mostrare il suo volto se non dopo numerose ed espresse richieste. Gli spieghiamo che ci eravamo ormai rassegnati a presentarlo come il “candidato che non c’è” e lui replica: “Eppure mi avete trovato giusto in tempo, se non è questo un segnale della Provvidenza…”.

Chissà se la Provvidenza farà campagna elettorale al posto suo. Forse sta già accadendo se alcuni sondaggi lo danno al 4%. “Non credo ai sondaggi, servono troppo spesso per orientare il voto” dice Arrighi.

34 anni, ingegnere, lavora in un’azienda a Sampierdarena, ma per due anni è stato impiegato all’Ilva di Taranto. E’ appassionato di logistica ed economia, ma anche di pallavolo e beach volley. Sposato, un bambino nato da pochi mesi e un’altra in arrivo. “Anche per questo sono stato meno presente degli altri – dice Arrighi – noi siamo una formazione politica appena nata a Genova, non abbiamo segreterie o strutture da partito, abbiamo fatto quello che potevamo con i nostri mezzi”.

sentinelle

Ha riscoperto la fede relativamente poco tempo fa, nel 2016, nel corso di un Family Day. Da allora si è impegnato con il movimento di Mario Adinolfi e anche con l’associazione delle Sentinelle in piedi con le quali ha partecipato a un paio di eventi locali, a Genova e Imperia. Alla base della sua missione politica: la difesa della famiglia tradizionale.

Un partito dottrina? “Ci tengo a ribadire che il Popolo della Famiglia è un’associazione aconfessionale, anche se si ispira al mondo cristiano, tuttavia tutti sono i benvenuti purché siano in accordo con i nostri principi non negoziabili”. Quali? Tutela della vita dal concepimento alla morte naturale, lotta all’ideologia gender, preminenza della famiglia sull’educazione dei figli rispetto alla scuola.

Al di là di come la si possa pensare, nel 2017, in merito a questo tipo di argomenti, abbiamo chiesto ad Arrighi se possano essere considerati prioritari per l’amministrazione pubblica di una città. “Genova sta morendo – risponde – perché non si fanno più figli, un sindaco non deve soltanto saper far riparare una buca nell’asfalto, deve avere una visione, la nostra visione è quella di dover invertire la tendenza di una città che non fa più figli, bisogna fare il possibile per rilanciare la natalità. Noi per esempio proponiamo il reddito di maternità. Le istituzioni devono tornare a dare i soldi alle famiglie, non alle banche, solo così queste risorse saranno messe davvero in circolo”.

In una Genova che rischia di perdere migliaia di posti di lavoro, si pensi a Ilva, la priorità è contrastare le unioni gay, l’eterologa o sostenere che l’educazione a casa è più importante di quella scolastica? “Noi abbiamo le nostre idee anche per rilanciare l’economia, per esempio si potrebbero affidare gratuitamente per 5 anni alcuni bassi del centro storico a giovani imprese. Sull’importanza anche sociale dell’attaccamento dei bambini alla madre nella fase dello sviluppo esistono fior di studi e non starò qui a citarli”.

All’inizio della campagna elettorale si pensava che il Popolo della Famiglia potesse correre a sostegno del candidato sindaco Marco Bucci. Poi lo scontro determinato (anche) dal fatto che in lista con Bucci ci fosse Elisa Serafini, che da liberale sostiene da sempre la libertà individuale anche per quanto riguarda le preferenze sessuali e i diritti di genere.

Genova non è l’unica città dove il Popolo della Famiglia si misura con la sfida elettorale. Domenica si capirà se la campagna elettorale silenziosa avrà dato i suoi frutti. Ci permettiamo di scherzare con Stefano Arrighi: andrà a votare prima o dopo la Santa Messa? “Ancora non lo so – sorride – vivo giorno per giorno, ho davvero molti impegni con la mia famiglia”.