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Servizi sociali, Baroni “Serve un assessorato dedicato alla famiglia”

Genova. La famiglia al centro dell’attività politica del Comune di Genova attraverso politiche che diano sostegno adeguato. A spiegarlo è Mario Baroni, candidato in consiglio comunale per Forza Italia, che propone, tra l’altro, un assessorato dedicato.

“Il problema fondamentale di Genova è quello demografico – spiega – la città, infatti, invecchia senza riuscire ad offrire adeguata assistenza agli anziani, opportunità ai giovani opportunità e un lavoro dignitoso agli adulti. Alla base di questa crisi c’è proprio l’insufficiente riconoscimento e sostegno alla famiglia: se mancano le condizioni per potere costruire una vita stabile a Genova, non si arresta lo spopolamento della città. La conseguenza inevitabile è la crisi economica, dovuta alla contrazione dei consumi e alla riduzione delle opportunità di lavoro”.

Proprio per questi motivi, Baroni chiede maggiore attenzione al sostegno alla famiglia. “Questo è un problema di tutti ed è una questione di grande rilevanza politica – spiega – non solo confessionale o ideologica. Il bene comune si può costruire solo riconoscendo che la quasi totalità delle persone si aggrega e vive partendo da questa formazione sociale. Di conseguenza, è necessario un assessorato, così come risorse del Comune, dedicato alla famiglia, e che sia in grado di valutare l’impatto di tutte le azioni amministrative sulla vita dei nuclei familiari: dalle tariffe dei servizi pubblici, ai tempi della città, ai tributi locali e naturalmente fino ai servizi alla persona”.

I servizi alla persona hanno, infatti, una forte valenza, in funzione della costruzione del bene comune: “da un lato sostengono persone fragili che compongono gran parte della comunità – prosegue Baroni – dall’altra, se adeguatamente strutturati, perché possono rappresentare anche possibilità di lavoro qualificato che contribuiscono allo sviluppo economico. Il punto critico, però, è l’utilizzo razionale di risorse pubbliche che vanno adeguatamente definite e la cui amministrazione deve essere governata dal Comune”.

“A Genova bisogna accrescere l’effettiva esigibilità dei diritti delle persone, che in molte situazioni non trovano risposte adeguate a bisogni fondamentali nè omogeneità di trattamento rispetto ad altre città italiane, due esempi su tutti: la riabilitazione degli anziani post acuti e le cure domiciliari. Per questo dobbiamo ridefinire la modalità di gestione delle risorse economiche pubbliche disponibili. È paradossale che su una popolazione ultrasessantacinquenne superiore a 200mila persone il Comune riesca a garantire interventi di assistenza domiciliare solo a 600 di loro“.

Il problema, continua Baroni, riguarda, alcune questioni. “Sicuramente c’è resistenza all’innovazione da parte di funzionari di alcuni settori del Comune di Genova, mentre gli amministratori hanno avuto poca attenzione a soggetti radicati sul territorio, attenti a costruire adeguate risposte ai bisogni e orientati ad investimenti efficaci.
Negli ultimi anni, infatti, l’immobilismo e lo statalismo del Comune di Genova hanno favorito, nei servizi affidati all’esterno, una presenza sempre maggiore di realtà di cooperazione non radicata sul territorio“.

“Le conseguenze sono state la progressiva obsolescenza nella offerta di servizi ai cittadini e la grave crisi di alcune imprese sociali storiche, con peggioramento della condizione di molti lavoratori occupati nei servizi alla persona. Tutto questo è avvenuto – conclude Baroni – nonostante a Genova esistano imprese sociali e soggetti del terzo settore che vantano una tradizione di attenzione ai bisogni sociali e una matura capacità di risposta, che potrebbe svilupparsi in un quadro di regole chiare, contribuendo anche al rilancio economico della città”.