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A rischio chiusura il consolato di Spagna a Genova, una beffa per 4.800 persone

In corso una petizione on line contro la decisione dell'ambasciata iberica, presa per "motivi di bilancio"

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Genova. Una campagna su change.org – attraverso una petizione on line che si aggira già attorno alle 1000 firme – e un’opera di sensibilizzazione politica contro la paventata chiusura del consolato spagnolo a Genova.

La sede, che si trova alla Foce, vicino a piazza Rossetti, è un punto di riferimento per 4.700 persone nel capoluogo ligure. La decisione di chiuderla, per motivi di bilancio, era stata annunciata già nel 2016.

Il Consejo de Residentes Españoles de Genova chiede: di non chiudere il Consolato Generale, poiché significherebbe una scelta contraria agli interessi di tutti gli spagnoli che dipendono dalla sua circoscrizione, di tutti i cittadini (spagnoli e italiani) che per diversi motivi hanno bisogno della sua assistenza e dipendenti del consolato. “Riteniamo che le motivazioni di budget che sono state addotte non rappresentano un reale vantaggio – scrivono i portavoce del Consiglio – poiché la necessità di ampliare spazi e personale del consolato a Milano, la cui circoscrizione comprende già un vastissimo territorio, comporterebbe, in ogni caso, una spesa molto elevata”.

Della vicenda si stanno occupando anche Paolo Putti, candidato sindaco per Chiamami Genova e Luca Pastorino deputato di Possibile. “Apprendiamo con forte preoccupazione la possibile chiusura del Consolato Spagnolo a Genova. Una comunità, quella spagnola – dichiarano – molto importante per il tessuto socio-economico genovese. Il consolato a Genova ha una forte tradizione, essendo stato il primo aperto in Italia e uno dei più efficienti. I cittadini che hanno bisogno di rivolgersi alla struttura dovranno andare o a Milano o a Roma per documenti e pratiche”. “Genova – continuano – che aspira a diventare una grande città universitaria, con progetti Erasmus all’avanguardia, potrebbe avere non poche difficoltà con la chiusura del Consolato. Un danno anche per l’immagine di una città che deve avere come modello Barcellona, essere inclusiva e vitale”.