Polemica

Plinio e Campanella (Fdi) all’attacco del corteo antifascista del 30 giugno (1960 e 2017)

Temono danneggiamenti e parlano di "apologia di reato", ma venerdì dalle 19 centri sociali, no tav, associazioni sfileranno pacificamente in centro contro grandi opere, associazioni di estrema destra e decreto Minniti

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Genova. Gianni Plinio, vice coordinatore ligure di Fratelli d’Italia-An e Alberto Campanella, neo consigliere comunale appartenente allo stesso partito, hanno chiesto alle autorità di pubblica sicurezza di vietare “il corteo previsto nella ricorrenza dei fatti del 30 giugno 1960 a causa dell’alto rischio di incidenti e danneggiamenti e perché – continuano – configura l’apologia di reato”.

“E’ giusto e doveroso impedire il corteo previsto per venerdì prossimo – hanno scritto Plinio e Campanella in una nota – Troppo elevato è il rischio di incidenti e di danneggiamenti nel centro cittadino come spesso accaduto a opera di militanti violenti dell’area antagonista”.

Plinio prosegue poi con alcuni dei suo “cavalli di battaglia”. Riportiamo fedelmente quanto da lui scritto: “Esaltare i drammatici fatti del 30 Giugno 1960 configura l’apologia di reato. La violenza di piazza scatenata dai comunisti, che mise a ferro e fuoco la città, impedì la celebrazione del Congresso Nazionale del MSI e cioè di un partito con rappresentanza parlamentare liberamente eletta e che nel 1956, con il voto palese dei suoi quattro consiglieri, risultò decisivo nella elezione a Sindaco di Genova di un galantuomo quale Vittorio Pertusio. Giova il ricordare che ben 146 furono i feriti tra carabinieri e poliziotti e che il Tribunale di Roma condannò 41 dimostranti a pene assai severe”.

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La storia. Nei giorni delle proteste, contro lo svolgimento del congresso del Msi autorizzato dal governo democristiano Tambroni a Genova, ci fu anche la voce di Sandro Pertini: «La polizia sta cercando i sobillatori di queste manifestazioni, non abbiamo nessuna difficoltà ad indicarglieli. Sono i fucilati del Turchino, di Cravasco, della Benedicta, i torturati della casa dello studente che risuona ancora delle urla strazianti delle vittime, delle grida e delle risate sadiche dei torturatori» disse colui che fu anche Presidente della Repubblica. Oltre alle forze dell’ordine rimasero feriti anche 40 manifestanti.

In piazza i ragazzi con “le magliette a strisce”, i partigiani, i portuali, gli aderenti alla Camera del Lavoro, insomma, tutti coloro che vivevano come un affronto il fatto che il partito più vicino alla destra fascista e che anzi si richiamava espressamente ai valori del fascismo avesse scelto di riunirsi a Genova, città medaglia al valore per la Resistenza.

Il prossimo venerdì, 30 giugno, saranno (anche) altre le ragioni che porteranno i centri sociali, le associazioni e i partiti vicini alla sinistra più radicale, i no tav e alcuni sindacati a manifestare con un corteo pacifico che si muoverà a partire dalle 19, da piazza Alimonda fino a piazza De Ferrari.

Il corteo, autorizzato dalle forze dell’ordine, è stato indetto contro quello che è considerato – dagli organizzatori – il nuovo fascismo, dalle Grandi opere imposte ai Daspo Urbani del decreto Minniti sulla sicurezza, ma anche contro associazioni come Casapound che, continuano gli organizzatori, da tempo hanno iniziato a fare proselitismo nelle scuole. Recentemente si è parlato dell’apertura di una loro sede nel quartiere di San Martino.

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