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Partecipate, Baroni: “Comune lasci i servizi non essenziali”

Genova. Il sindaco e la giunta che usciranno dalle urne si troveranno, come primo problema da gestire, Amiu e la mancata fusione con Iren, sostenuta dalla giunta Doria. Ma la questione rimasta in sospeso rischia di essere la punta di un iceberg, quello delle partecipate, che vede molte altre situazioni a rischio, da Amt alla Fiera, da Genova Parcheggi alla società bagni marini. “Una soluzione immediata è difficile da trovare – sottolinea Mario Baroni, consigliere comunale uscente che si candida con Forza Italia per Marco Bucci – ma, comunque, resta una delle emergenze alle quali bisogna mettere mano“.

mario baroni

La situazione Amiu, quindi, sarà la prima emergenza. “Una delle prime questioni che il nuovo sindaco e la sua giunta dovranno affrontare è Amiu Iren, lasciata in sospeso e ancora lì, in attesa di una scelta e di una delibera per poter portare a compimento questo nuovo soggetto, l’Amiu, per farne un’azienda che possa portare anche utili e benefici alla città, con tutte le complessità del caso. Per quanto riguarda le altre partecipate è ovvio che su alcuni temi ci siano delle difficoltà, si veda il trasporto trasporto pubblico, Amt in primis, servizi sociali fondamentali che presentano criticità e devono però essere sostenuti”.

Il problema, secondo Baroni, resta anche quello delle altre aziende comunali e della loro gestione. “Quando parlo delle partecipate intendo tutte le realtà che un Comune moderno non può e non deve gestire. Il Comune di Genova continua a erogare servizi, come quelli relativi ai Bagni Marina, che, invece, riguardano i balneari. E la stessa cosa vale anche per le farmacie comunali che devono riguardare chi gestisce il commercio farmaceutico, e non certo la pubblica amministrazione”.

Tra queste, poi, spicca l’annoso problema dei parcheggi e della società che lo gestisce. Genova Parcheggi, al 100% di proprietà di Tursi. “E’ chiaramente, un problema: di fatto, utilizza tutto l’introito dei parcheggi per pagare la sua struttura, i dirigenti e i dipendenti. Una società che, addirittura, fa fatica anche a restituire al Comune anche gli affitti del suolo che occupa. I parcheggi pubblici, normalmente, dovrebbero essere solo una fonte di reddito, in quanto è terreno asfaltato che non costa niente e dovrebbe solo produrre reddito. Ma è chiaro che se abbiamo 150 dipendenti da pagare, evidentemente tutto il reddito, circa 15 milioni all’anno, dovrà essere utilizzato per pagare gli stipendi“.

Partendo da questi presupposti, secondo Baroni, la situazione dovrebbe essere differente. “Le aziende pubbliche devono tornare a essere competitive sul mercato e devono avere i costi che hanno i loro competitor. Il Comune non può continuare a pagare baracconi inutili con costi esorbitanti. Spesso invece succede che le partecipate vengano utilizzate per ricevere gli esuberi da altre realtà, come abbiamo visto con la Fiera. C’è un problema di fondo, culturale e politico. Il Comune deve erogare i servizi principali ai cittadini mentre deve essere il rapporto privato-pubblico a gestire tutta quella gamma di servizi in più. Questo comporterebbe un’apertura dei mercati alla concorrenza, alle cooperative sociali, alle associazioni di categoria, alle imprese e ai giovani che potrebbero fare queste cose. Il Comune – conclude Baroni – deve lasciare quello che non è di competenza stretta e fidarsi dei cittadini che sanno fare il proprio mestiere“.