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Luca Pirondini: “Il 25 giugno vado e voto scheda bianca, non chiedo ai genovesi di scegliere tra la padella e la brace” fotogallery

M5S che scenderà in piazza mercoledì a Molassana contro l'apertura del Basko nell'area ex Boero, e che chiude la porta all'apertura di Bucci: "I suoi posti nelle partecipate se li può tenere, non abbiamo il prezzo attaccato all'orecchio"

Genova. “I cittadini devono andare a votare, non possono rinunciare alla più alta espressione della democrazia, il MoVimento 5 Stelle non inviterà mai all’astensione. Personalmente io il 25 giugno andrò e voterò scheda bianca perché non chiederò ai genovesi se preferiscono la padella o la brace, ma ognuno è libero di fare la sua scelta, quello che è certo è che a Genova non ci sarà alcun cambiamento”.

Luca Pirondini, candidato del M5S escluso dal ballottaggio e futuro consigliere comunale d’opposizione, ha digerito la batosta alle urne e si mostra combattivo nei confronti dei due candidati sindaco. Giovanni Crivello: “Esponente di una giunta che ha permesso di costruire un supermercato in area rossa, alla ex Boero di Molassana – dice Pirondini – di una giunta che non vuole risarcire le vittime dell’alluvione”. E su Marco Bucci: “Uno che da due mesi ripete #genovameravigliosa e non esprime alcuna altra idea”.

E al quale risponde senza mezze misure sull’ipotesi di accordi e di posti disponibili nelle partecipate: “I posti nelle partecipate, Bucci se li può tenere tutti – afferma Luca Pirondini – se ha aperto le porte se le può anche chiudere, noi non abbiamo il prezzo attaccato all’orecchio. I posti nelle partecipate può darli ai super manager, premi Nobel, che pensa di avere a sua disposizione, visto che ci ha definito incompetenti fino a ieri”. Il candidato del centrodestra ieri aveva teso la mano al MoVimento arrivando a proporre posti nelle aziende partecipate.

Non manca l’autocritica, almeno in teoria, sui voti persi rispetto alle regionali, quando Alice Salvatore a Genova aveva ottenuto il 29% delle preferenze facendo diventare il MoVimento il primo partito, e anche su quelli guadagnati – ma non abbastanza – rispetto alle comunali di 5 anni fa, quando Paolo Putti candidato sindaco si era fermato intorno al 14% (Pirondini e i cinquestelle sono arrivati al 18%). “Dobbiamo essere più bravi – spiega – inoltre abbiamo avuto solo un mese e mezzo di tempo per fare campagna elettorale, e all’inizio i media si sono accaniti contro di me dipingendomi in una maniera poco realistica”.

Che non ci siano stati rapporti idilliaci tra il MoVimento 5 Stelle e la platea dei giornalisti non è un segreto. Anche perché è stato inevitabile, per chi ha raccontato gli ultimi mesi di politica a Genova, non concentrarsi sul caos post “comunarie” e sulla spaccatura interna, sull’annullamento della votazione di Rousseau che aveva sancito la vittoria di Marika Cassimatis, sulla durezza con cui Beppe Grillo aveva svolto il suo ruolo di garante, sulla guerra a colpi di ricorsi e querele, sulla sfilza di espulsioni e diffide nei confronti dei dissidenti da parte dei vertici del movimento.

Quello che ci è successo avrebbe ucciso un cavallo di razza – continua Luca Pirondini – ma anche se ci aspettavamo un risultato migliore, il virus del Movimento sta continuando a crescere”.

m5s post elezioni

Alla conferenza stampa post elezioni, al bar la Goletta al porto antico, ormai quasi quartier generale pentastellato, Pirondini si è presentato con gli altri quattro futuri consiglieri comunali: Stefano Giordano, vigile del fuoco e sindacalista dell’Usb, Fabio Ceraudo, operaio Ilva, Maria Tini, medico, e Giuseppe Immordino, conosciuto anche come il “sosia” di Beppe Grillo.

“Chi diventerà sindaco – le parole di Pirondini – avrà 5 guerrieri in consiglio comunale, che non gli faranno passare nulla, diremo di sì alle cose buone e speriamo siano molte, ma saremo intransigenti ogni volta che faranno delle porcherie”.

“Porcheria”. Espressione utilizzata anche per descrivere il progetto, approvato dalla passata amministrazione comunale, del centro commerciale Basko in area ex Boero, a Molassana, classificata come zona rossa per il rischio idrogeologico. “Domani, mercoledì saremo a Molassana per manifestare contro quel progetto”. I pentastellati non considerano una garanzia sufficiente i progetti, gli studi tecnici, i lavori di messa in sicurezza e i collaudi idraulici fatti per dare l’ok all’opera.

m5s post elezioni

I cinque consiglieri “studieranno” per entrare in aula rossa a Tursi già operativi. “Incontremo il nostro consigliere Boccaccio che ci spiegherà come funziona la macchina – dicono – e altri consiglieri di altre città, per essere preparati a tutto, anche perché dovremo da subito concentrarci, per esempio, sull’affare Amiu, azienda che vogliamo resti in mano pubblica”.

Pirondini lancia poi una frecciata a Paolo Putti e ai fuoriusciti nel gruppo Effetto Genova, ma anche a Battistini, consigliere regionale ex M5S. “Se uno di noi cinque dovesse avesse dubbi sul M5S so che uscirebbe dal Consiglio Comunale, non resterebbe dentro con un partitino creato ad hoc per spalare fango contro il movimento. Negli ultimi anni in Comune abbiamo avuto 1 rappresentate a 5 stelle su 5. Vorrei far notare che tutte le persone che escono dal Movimento e restano al loro posto dal giorno dopo guadagnano il doppio perché non hanno l’obbligo di restituzione. Uno vale uno non vuole dire uno vale l’altro”.

Il caso Graviano. “Se il boss Graviano avesse detto di Grillo le cose che ha raccontato di Berlusconi cosa sarebbe successo al Movimento 5 stelle? E qui, a Genova, il centrodestra ha preso quasi il 40%. Noi ci avrebbero distrutto – e ancora – Se vogliamo cambiare il Paese dobbiamo fare autocritica tutti, anche la stampa. Ma il caso Graviano è più grave del caso Cassimatis che ha fatto molto parlare”.