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Lavoro, Piccini (Forza Italia): “Genova deve ritrovare energie imprenditoriali”

Genova. Lavoro, lavoro, lavoro. Dal Pontefice al singolo Cittadino è la parola che più acutamente risuona nel dibattito politico e sociale Genovese. “Un giornale, parzialmente locale, ha recentemente pubblicato un sondaggio da cui risulta come, nel campo economico, nelle attese degli intervistati al primo posto vi sia il Lavoro con il 47% dei favori e all’ultimo della lunga lista Erzelli con il 2% dei consensi. Eppure nelle strategie dichiarate nei programmi presentati in tutte le sedi di dibattito (dal rinnovo dei vertici di Confindustria, al Rettore dell’Ateneo Genovese sino ai Candidati a Sindaco del Capoluogo Ligure) i due corni del dilemma si toccano e anzi il primo sembra dipendere unicamente dal secondo”. Lo dice in una nota Giuseppe Vittorio Piccini, segretario Regionale della Liguria del Nuovo PSI e candidato al Consigliere comunale nella Lista di Forza Italia.

“Qual’è il ruolo dell’ Hi-tech per Genova? L’Hi-tech è possibile solo in un Campus Tecnologico abbarbicato in collina? E’ dall’alto di quella collina che Hi-tech vedrà il mare? In un Campus ci sono spazi per capannoni e strutture industriali o ci sono solo eleganti sedi logistiche per coordinare il tele-lavoro? Tante altre domande dovrebbero sorgere e il tempo per porle non è certo mancato. Oggi si parla e si investe su Industria 4.0 e innovazione Hi-tech ma la rivoluzione digitale e robotica è una realtà con cui Genova convive da anni governandola ma anche subendone le conseguenze disgregatrici del suo tessuto industriale manifatturiero. Nel 1983 il PSI di Bettino Craxi organizzò a Ivrea un Convegno Nazionale dal titolo: ‘I Socialisti e la sfida Tecnologica in Italia e in Europa’. Nel suo saluto ai partecipanti l’allora Primo Cittadino di Genova, il Socialista Fulvio Cerofolini, affermò che parlava: ‘come socialista, come socialista amministratore, sindaco di una città emblematica anche rispetto alle tematiche poste all’attenzione del convegno’. L’intervento centrale del dibattito risultò quello del professore torinese Franco Momigliano. Egli fece rilevare come le innovazioni tecnologiche e di processo non possono non avere ‘effetti fortissimamente riduttivi della forza lavoro direttamente occupata’. La creazione di nuove occupazioni dipende esclusivamente ‘dallo sviluppo di nuovi bisogni, nuove domande’. Per Momigliano USA e Giappone avevano affrontato positivamente la sfida mentre Italia ed Europa risultavano sconfitte”, prosegue Piccini.

“La ragione a suo dire risiedeva nel fatto che i primi sistemi industriali ‘sono diventati fornitori specializzati di componenti altamente innovative e di apparati per gli altri paesi: chi praticamente diventa esportatore, certamente ha anche a livello di industria un effetto compensativo dalla perdita d’occupazione’. Mao avrebbe sintetizzato ‘industria, ricerca, industria’. Senza Industria a monte e a valle la ricerca diventa sovvenzioni e commesse pubbliche. Diventa residui passivi. Business per furbetti e palazzinari. Non certo occupazione. Cautela, molta cautela. Genova deve ritrovare energie imprenditoriali e volontà manageriali discontinue con le scelte politico-economiche che hanno in questi anni guidato la Città e che hanno condotto sull’orlo del baratro l’impresa e la finanza locale. Un Sindaco per un Campus grande come la Città. Un Sindaco per il dialogo sociale”, termina Piccini.