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La tragedia dei migranti nelle voci dei soccorritori delle navi mercantili

A far ascoltare questa toccante testimonianza l'ammiraglio Giovanni Pettorino, già dirigente del comando operativo a Genova, durante la Shipping Week

Genova. “Qui è buio e questi sono in difficoltà, hanno un tubolare, un gommone, tutto bucato”. Le parole, molto trafelate sono quelle del comandante di una nave mercantile che si imbatte in una delle tante “carrette del mare” che viaggiano nel canale di Sicilia. Una registrazione, con il responsabile della centrale operativa delle capitanerie, molto toccante che, meglio di altro, racconta la situazione in cui si trovano le navi mercantili che transitano su quella rotta.

Gommone migranti

A far ascoltare questa toccante testimonianza l’ammiraglio Giovanni Pettorino che ha fatto il punto della situazione nel corso di un seminario sulle operazioni di salvataggio della guardia costiera e della marina mercantile nel canale di Sicilia, nel corso della Shipping Week che si tiene capoluogo ligure. Pettorino, che tra il 2013 e il 2015 dirigeva il reparto operativo del corpo ha ricordato l’impegno della Marina mercantile nelle operazioni di salvataggio.

“Nel 2014 in assenza di navi militari, prima c’era stata Mare Nostrum che aveva dato grande supporto, siamo stati costretti a impegnare le navi mercantili. Solo per quell’anno il centro nazionale di soccorso di Roma, ha dirottato 900 mercantili in aiuto ai barconi in procinto di affondare e circa 250 navi hanno preso a bordo oltre 440mila persone. Un numero enorme un impegno impressionante per gente che naviga solo per lavoro”.

“È stato un momento particolare – prosegue – ma, successivamente, sono intervenute nell’area navi delle organizzazioni umanitarie che, di fatto, hanno alleviato i mercantili. L’anno scorso sono state 10mila le persone soccorse dalle navi mercantili, ma l’impegno resta comunque sempre molto forte. Credo che molte rotte siano state in parte modificate in conseguenza di questo esodo nelle acque che ci separano dal Nord Africa”.

Da parte degli armatori, però, resta forte l’impegno in quella che è una regola non scritta della gente di mare. “A prescindere da ogni obbligo derivante da norme nazionali o internazionali – spiega Valeria Novella, past president dei giovani di Confitarma – il salvataggio della vita in mare è un valore assoluto. Quindi si interviene, aldilà della richiesta di soccorso che partono dal comando centrale verso le navi mercantili. Serve, però, una cabina di regia governativa perché non possono essere le aziende a gestire l’emergenza”.