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Dal giudice

Indagato per terrorismo, l’imam di Sampierdarena rivuole il suo permesso di soggiorno

E' anche indagato in una inchiesta su un presunto traffico di auto, dalla Libia al Nord Europa, che servirebbe a foraggiare le casse dell'Isis

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Genova. All’inizio dell’anno si era visto negare il permesso di soggiorno perché ritenuto socialmente pericoloso. Oggi, Mohamed Naji, marocchino di 33 anni, imam della moschea di Sampierdarena si è presentato davanti al giudice civile Laura Casale per opporsi e cercare di ottenere così il rinnovo.

Naji è sotto inchiesta dall’agosto 2016 insieme ad altri due referenti della comunità musulmana genovese, l’albanese Bledar Breshta e il tunisino Mohamed Othman, tutti sospettati di fare parte di una cellula fondamentalista legata a due fratelli di Varese in procinto di partire per la Siria.

Lo scorso agosto, nel corso dell’indagine in mano al pm Federico Manotti, Naji era stato perquisito perché ritenuto “guida” di una moschea frequentata, in gran segreto, da soggetti ritenuti pericolosi in quanto legati alle idee ultra ortodosse dell’Islam.

L’imam è anche indagato in una inchiesta su un presunto traffico di auto, dalla Libia al Nord Europa, che servirebbe a foraggiare le casse dell’Isis. L’udienza è stata rinviata al prossimo nove ottobre

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