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Immigrazione, Baroni: “Serve una seria politica dei flussi”

Genova. In una città complessa come Genova il problema dell’accoglienza e della convivenza tra cittadini stranieri e italiani è uno dei temi sensibili. Ai tradizionali flussi arrivati negli ultimi decenni, che confermano una tradizionale multiculturalità si sono, infatti, aggiunte le problematiche legate all’accoglienza dei molti migranti sbarcati sulle nostre coste. “I cittadini stranieri, a Genova sono sempre stati ben accolti – spiega Mario Baroni, candidato al Comune i Genova per Forza Italia – tuttavia l’immigrazione incontrollata è stato uno dei fattori del degrado sociale della città”.

L’arrivo di nuovi flussi migratori, infatti, rischia di far vacillare un equilibrio che si era stabilizzato negli anni. “La composizione della comunità straniera a Genova è variegata – spiega Baroni – e presenta problematiche particolari. Si va dai gruppi etnici di cultura latina, quindi con tradizioni religiose e culturali provviste di maggiori punti di contatto con le nostre, agli appartenenti alla comunità islamica, enormemente cresciuti a seguito delle emergenze dell’Africa e del Medio Oriente”.

Secondo Baroni, quindi, bisogna andare oltre le demagogie e intervenire su politiche adeguate a superare le problematiche attuali. “Bisogna mettere in atto una seria politica dei flussi, nel rispetto delle quote assegnate ad ogni Comune – prosegue – al fine di favorire l’inserimento dell’immigrato, ma dobbiamo anche favorire un modello di accoglienza diffuso, con piccole comunità in appartamenti equamente distribuiti sul territorio, evitando le grandi comunità dormitorio e la concentrazione in pochi quartieri già segnati da criticità”.

Oltre a questo devono essere definiti e controllati standard di qualità degli interventi formativi e di inserimento lavorativo delle persone accolte, con offerta rigorosa da parte dei gestori dell’accoglienza e seri impegni da parte dei richiedenti asilo. “Una strada che si può perseguire – prosegue – partendo dall’esperienza di chi sta lavorando da anni, volontariamente o con approccio non profit, sui bisogni di queste persone salvaguardando l’identità di tutti”.

È proprio il tema del volontariato deve essere uno dei punti da tenere in considerazione, non solo per la gestione di questo tipo di emergenze ma allargando il campo al tema dei servizi sociali. “Veniamo da anni di immobilismo nei servizi sociali, anche a livello progettuale e se, da un lato si faceva finta di coinvolgere le realtà sociali in discussioni e passerelle, nelle quali l’unico scopo era quello di ingabbiare la creatività sociale e la pluralità delle risposte ai bisogni, dall’altro si attuavano pesanti tagli ai servizi motivandoli con la scarsità delle risorse”. Secondo Baroni, invece, occorre adottare un metodo nuovo, “di reale sussidiarietà, che valorizzi le esperienze della società e ne sostenga la capacità di collegarsi tra loro per il bene di tutti.

Attività che, tra l’altro, possono coinvolgere i giovani permettendo una migliore aggregazione. “Il volontariato si sviluppa e coinvolge le nuove generazioni se si dimostra una esperienza semplice, gratificante, con uno scopo chiaro. La politica della sinistra – spiega – ha permesso il sorgere di grandi impianti commerciali e di svago, che costituiscono luoghi di assembramento più che di aggregazione, dove folle di giovani, e meno giovani, trascorrono il tempo libero senza un’effettiva possibilità di comunicazione e di crescita personale. Occorre invece sostenere, e non penalizzare, le società sportive, i circoli ricreativi, gli oratori che possono rappresentare reali ambiti di aggregazione sociale”.