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Da Genova parte il declino del Pd? Dopo il voto la città diventa “laboratorio politico”

L'anima "ondivaga" del Pd e la sconfitto di Renzi. L'analisi del voto di Paolo Natale, docente di sociologia politica

Genova. Potrebbe essere l’inizio della crisi del Partito Democratico e, se non cambia qualcosa a livello nazionale o locale, questo diventa il partito mancato”. Una frase che detta da Paolo Natale, docente di sociologia politica all’Università di Milano e autore del libro “L’ultimo partito” che, inizialmente, si doveva chiamare “Il partito mancato” diventa l’analisi simbolo della sconfitta del centrosinistra alle elezioni amministrative di Genova.

E bisogna partire proprio dal Partito Democratico, dalle difficoltà e dalla confusione degli ultimi anni, per capire meglio il dato di questa tornata elettorale. “Il Pd oggi, sembra brancolare nel buio proponendo offerte politiche che non sono mai chiare. – spiega – Alle regionali il Pd senza sinistra, ora si puntava su un candidato più di sinistra, bisogna decidersi altrimenti la gente di fronte a proposte ondivaghe si astiene oppure si sposta su indirizzi più sicuri, almeno a livello valoriale, come quelli della Lega”.

Il vero vincitore, secondo Natale, è Salvini, che riesce a intercettare bene il disagio di una quota consistente della popolazione verso i temi classici della Lega, dall’immigrazione alla sicurezza, sino allo Ius soli. “Un pacchetto di valori su cui insiste, e che sembra abbastanza decisivo quando il centrosinistra non riesce a dare risposte convincenti alla popolazione. Sembra che il centrosinistra non badi più alle persone svantaggiate e di questo approfitta storicamente il centrodestra per mandare messaggi che fanno leva su altri sentimenti”.

E se a vincere è stato il leader della lega il vero sconfitto, a Genova, più del Pd e’ Matteo Renzi il cui appeal è arretrato riguardo al biennio 2013/2015. “Il fatto stesso che Renzi si sia ricandidato dopo pochi mesi dalla sconfitta, nonostante il sostegno del partito, non sembra infatti essere percepito positivamente dalla popolazione. E lo stesso Pd non riesce più ad essere competitivo”. A questo si aggiunge un altro fattore interessante, spiega Natale, e che non riguarda solo il centrosinistra, ovvero il fatto che molti sindaci ricandidati non sono stati rieletti.. “E’ come se ci fosse un rifiuto, a livello locale, di ciò che, fino a ieri, rappresentavano”.

Importante, nella lettura dei dati resta, ovviamente, il tema dell’astensionismo. “Una tendenza che coinvolge molto i 5 stelle che hanno una delle loro anime fondamentali basate nella contestazione della casta e quindi non votano nelle amministrative. Cosa che, tra l’altro, pone in svantaggio i loro candidati”. Difficile, invece, pensare all’asse tra 5 stelle e Lega. “C’è una maggiore predispozione dei 5 stelle verso il centrodestra – spiega – ma una buona parte di loro si è astenuta e quindi questo sembra un dato poco influente. Anche perché, guardando i risultati del ballottaggio si nota una sostanziale conferma dei risultato del primo turno”.

Infine un dato particolarmente curioso, che sarà sicuramente oggetto di studi, quello che vede la città letteralmente tagliata in tre parti. Il voto a ponente, caratterizzato da una sostanziale vittoria di Crivello, anche se con percentuali abbastanza risicate, una parte centrale, che riprende il sostanziale dato cittadino e, infine, tutto il levante, schierato con Bucci con percentuali quasi “bulgare” in quartieri come la Foce, dove Bucci ha superato la soglia del 73%.”si tratta di un fenomeno particolare anche se, ormai – conclude – la gente decide di votare per simpatie personali, quasi casualmente”.