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Diga di Begato e Cep di Voltri: i quartieri popolari dove l’astensionismo sfora il 70%

Crivello e Bucci a caccia di preferenze laddove quasi nessuno si è recato alle urne (e quando l'ha fatto ha votato, soprattutto, Lega Nord)

Genova. Cep di Voltri, Diga di Begato. Punti in comune: molti. La storia, quella di due quartieri sorti come edilizia popolare. Il disagio economico, di chi vive mediamente con un reddito per cui arrivare alla fine del mese non è semplice. I tentativi di riscatto, dove l’assenza cronica di servizi prova a essere colmata dal mondo dell’associazionismo. L’alienazione, insita nella convivenza con distese di cemento costruite non a misura d’uomo. E, ultimo ma non ultimo, in questo periodo elettorale a Genova, l’astensionismo.

Qualche dato esemplificativo. Alla sezione 23 e 24, in via Martiri del Turchino, sopra Voltri, si sono recati alle urne rispettivamente il 27% e il 28% degli aventi diritto. Poco più alta – 29% – la percentuale dei votanti nella sezione 188, Bolzaneto, che raccoglie gli abitanti del quartiere Diamante, delle cosiddette Diga bianca e Diga rossa.

In queste zone depresse della città, storicamente depresse, più che i nuovi quartieri “difficili” come Sampierdarena o Cornigliano, meno di 3 persone ogni 10 sono andate a votare. Sintomo di una distanza dalla politica e dalle istituzioni? Sintomo di un disamoramento, o di un innamoramento mai scattato? Potrebbe trattarsi, anche, di un fenomeno profetico. In una città (e in un Paese) che sceglie sempre di meno di esprimere il proprio volere con il voto.

palazzo begato

Al primo turno, a Genova, l’affluenza complessiva è stata del 48,3%. Mai così bassa nella storia della Repubblica. Entrambi i candidati al ballottaggio, dopo il risultato emerso la notte dell’11 giugno, avevano sottolineato quanto sarebbe stato importante portare le persone a votare, di nuovo. Per una questione di leva democratica, certo. Ma, per Marco Bucci, anche per confermare il proprio vantaggio. Per Gianni Crivello, per recuperare il distacco.

L’astensionismo si è verificato a macchia di leopardo un po’ in tutti i quartieri, dalle periferie al centro città, ma è stato più forte nelle zone popolari (se si eccettuano parte del centro storico e l’estremo ponente). Le urne sono rimaste semi vuote anche in seggi dove, fino a una decina di anni fa, bisognava mettersi in coda per poter usare la propria scheda elettorale: Quezzi, Bolzaneto, Prà, Castelletto. Per citarne solo alcuni.

In questi ultimi giorni che mancano al ballottaggio sia Gianni Crivello sia Marco Bucci, e con loro le liste e le persone che li supportano, si sono concentrati proprio su quella fetta, gigante, di popolazione che non ha votato. Con iniziative nelle strade e nelle piazze, con i porta a porta del candidato di centrosinistra e le strette di mano fra i banchi dei mercati ambulanti di quello di centrodestra.

cep via novella

Marco Bucci è stato sia al Cep sia a Begato. In quest’ultimo quartiere, prima dell’11 giugno, aveva fatto la sua comparsa anche il leader della Lega Nord Matteo Salvini. Gianni Crivello è stato al Cep, a ponente, dove tornerà nei prossimi giorni, ma non alla Diga (che è stata tappa di iniziative elettorali, però, dei candidati in municipio di centrosinistra). Una strategia che fa pensare, soprattutto se la si relaziona alle preferenze attribuite alle liste. Nei due seggi “significativi” di via Martiri del Turchino (complessivamente conquistati dal centrodestra, al primo turno), il Pd se l’è cavata: 22% contro un 20% della Lega Nord nella sezione 24, 17,3% contro 17,9% della Lega, invece, nella sezione 23. Ma il risultato più eclatante è laddove il centrodestra si è fatto vedere e il centrosinistra, invece, no. O comunque di meno. Al seggio 188 di Begato la Lega Nord prende il 19,26% contro un 11,11% del Pd, il 10,33% della lista Bucci e un 9.63% della lista Crivello.