Quantcast
Verso il congresso

Cinque traghettatori per il Pd genovese, Terrile: “Dissenso verso Renzi e Doria le ragioni della sconfitta”

Lunedì l'addio formale del segretario in assemblea: "Tutto il partito apra una riflessione profonda"

assemblea provinciale pd

Genova. Sarà un collegio di cinque ‘saggi’ e non di tre a traghettare il Pd genovese verso il congresso provinciale dopo le dimissioni del segretario Alessandro Terrile, formalizzate martedì in segreteria. Ad eleggere il gruppo ristretto, formato probabilmente da due cuperliani e tre renziani, sarà l’assemblea provinciale che si svolgerà lunedì sera al Cap di via Albertazzi.

Chi potrebbe far parte del collegio? Tra i nomi che circolano quello di Massimiliano Morettini (lui non ama che circoli il suo nome che tuttavia circola ndr), Michele Malfatti, Simone Farello e Paola Maccagno, ma il puzzle è ancora da comporre. Il gruppo dovrà occuparsi anche di organizzare la festa del partito democratico che si terrà come ogni anno tra fine agosto e inizio settembre.

Il congresso si farà invece alla scadenza naturale di ottobre, sempre che il partito nazionale, che è deputato a decidere le date dei congressi locali, non deliberi diversamente. Il nuovo segretario? Potrebbe essere un renziano, ma nulla è scontato dopo la disfatta alle amministrative.

“Il fatto che io mi dimetta – commenta l’ex segretario Alessandro Terrile che lunedì spiegherà formalmente in assemblea le ragioni delle dimissioni – non può essere interpretato come il fatto che la responsabilità sia solo di una parte. Io ero ai vertici del partito locale e penso che le dimissioni siano un atto dovuto e anche normale ma solo per aprire una riflessione profonda di tutto il partito sul perché dal 2012 quando come partito abbiamo perso le primarie non abbiamo più vinto nulla”.

Per Terrile le ragioni della sconfitta sono sostanzialmente due: “Abbiamo pagato due dissensi – dice – da un lato quello della sinistra del Pd contro Renzi che ha deciso di non andare a votare, dall’altro il dissenso del popolo di sinistra nei confronti di Doria, un governo che doveva essere di discontinuità ma che per chi lo ha votato ha profondamente deluso le aspettative”.