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Carlo Felice, i lavoratori occuperanno simbolicamente la sovrintendenza

L'agitazione prevista per venerdì 16 dalle ore 10, seguirà lo sciopero organizzato a livello nazionale dalle sigle di settore

Genova. Il lavoratori del Carlo Felice, venerdì 16 giugno, dalle ore 10, occuperanno simbolicamente la Sovrintendenza. L’agitazione, promossa dai sindacati della Fondazione Carlo Felice, seguirà in contemporanea lo sciopero condotto in tutte le fondazione lirico-sinfoniche del paese, per sensibilizzare tutte le parti in causa rispetto alle novità introdotte dalla legge 160, in discussione in queste ore in Parlamento.

Le paure dei lavoratori sono concentrate sull’impianto della legge, che se non emendata prevederebbe la possibilità per le Fondazioni Liriche, se non in regola con i conti, di essere declassate a teatri di tradizione: “Nulla si dice sulle risorse e sulla governance di questi teatri – si legge nel comunicato diramato dalle sigle sindacali del settore – Il declassamento di una Fondazione Lirica a Teatro di Tradizione non potrà garantire il livello qualitativo offerto. La riduzione delle risorse conseguente, oltre che sulla produzione si abbatterà sui lavoratori. Non sarà possibile mantenere il modello della Fondazione Lirica, basato sulla stabilità. Noi chiediamo invece di discutere una vera riforma delle Fondazioni Liriche, che abbia come base la garanzia delle risorse necessarie in ambito pluriennale, con un forte coordinamento di quelle nazionali e locali”.

Secondo i sindacati, la nuova legge, pur ipotizzando la possibilità di stralciare i debiti delle fondazioni, non risolverebbe le criticità che da molto tempo tengono in scacco la categoria: “Le Fondazioni Liriche da tempo sono interessate da una crisi debitoria, principalmente dovuta alla progressiva riduzione delle risorse pubbliche – sottolineano i sindacati – La legislazione fino ad oggi ha indicato la soluzione a questo problema nel taglio del costo del lavoro. Ma questo rimedio ha comportato la perdita di posti di lavoro e la riduzione degli stipendi dei lavoratori. Abbiamo perso così i corpi di ballo, esternalizzato servizi, aumentato la precarietà”.