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“Speriamo che Bergoglio ci metta una parola buona”, gli operai Ilva in attesa di Francesco foto

3500 persone nel Magazzino 11. Zampini (Confindustria): "Momento delicato per l'azienda ma sono certo resterà nodo cruciale dell'acciaieria in Italia"

Genova. “Speriamo che Papa Francesco ci metta una parola buona”. E’ la frase più ricorrente fra quelle pronunciate dai lavoratori Ilva, in attesa del Sommo Pontefice all’interno dello stabilimento. “Ci siamo svegliati alle 5 del mattino per essere in prima fila, ma ci siamo abituati – dicono alcuni operai del reparto spedizioni dell’acciaieria – questa volta lo facciamo per un’occasione speciale”.

Papa Francesco a Genova

3500 persone nel magazzino 11 – il capannone destinato al deposito e alla logistica – ristrutturato anche per l’arrivo di Bergoglio. Tra loro anche Giuseppe Zampini, presidente di Confindustria Liguria. “L’arrivo del Papa arriva in un momento particolare, con la possibilità di acquisizione da parte della cordata Arcelor Mittar – afferma – poi non è il Papa che può occuparsene, ma sicuramente potrebbe influenzare il processo da un punto di vista del valore etico, ad ogni modo sono convinto che data l’alta competenza del sito di Genova, qualsiasi soluzione sarà scelta, questo sito resterà sicuramente un riferimento per il gruppo siderurgico a livello nazionale”.

Un papa torna all’Ilva dopo oltre 30 anni. “Nel 1985 Wojtyila aveva fatto visita a quella che allora era ltalsider – racconta monsignor Luigi Molinari, vicario episcopale per il mondo del lavoro – poi nel 1990 aveva visitato i cantieri dell’Expo, Ratzinger invece non aveva avuto contatto con i lavoratori, invece questa volta il Santo Padre farà un bagno nel mondo del lavoro di questa città, un mondo che noi cappellani viviamo da vicino ogni giorno, dai capannoni alla mensa, abbiamo una quotidianità con gli operai”.