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Profughi, “linea dura” della chiesa: “Strutture chiuse per seguire i corsi”

"Ogni azione è volta all'integrazione"

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Genova. Dopo le proteste dei profughi a Genova, di cui l’ultima ieri davanti alla Prefettura, arriva la risposta dell’Ufficio Migrantes dell’Arcidiocesi di Genova. “Ieri mattina al Campus di Coronata c’è stata una grande festa per celebrare la consegna dei diplomi. I richiedenti asilo hanno ritirato il certificato di frequenza e di partecipazione alle lezioni di italiano e alle formazioni professionali – si legge in una lunga nota – Migrantes-Cooperativa Un’altra storia, in collaborazione con la Prefettura di Genova, si occupa infatti dal 2014 dell’ospitalità dei richiedenti protezione internazionale proponendo un modello di gestione attiva di varie case di accoglienza ubicate nella città di Genova”.

Attualmente sono ospitati 320 richiedenti asilo collocati in diversi centri: 80 risiedono nell’ex ospedale San Raffaele di Coronata (dove è ubicato il “Campus”) e i restanti in alcune parrocchie e strutture cittadine (Casa del Campo, Casa San Francesco da Paola, Casa Camogli, Villa Ines).

“Alcune strutture, come Villa Ines a Struppa, possiedono un giardino, una serra e ampi spazi per il ristoro dei ragazzi. La stessa Coronata si sta sempre più attrezzando per diventare un polo attrattivo per i richiedenti asilo e per gli abitanti del quartiere, con la predisposizione di spazi comuni ricreativi, come il campetto sportivo. Attualmente abbiamo inoltre a disposizione terreni e vigne coltivati ogni giorno grazie alla collaborazione di professionisti e dei ragazzi del corso agrari. I migranti sono informati sulla nostra proposta educativa e formativa che, per aiutarli a costruire il loro futuro, richiede disciplina e continuità. I ragazzi infatti sottoscrivono, dopo aver ricevuto tutte le informazioni, la nostra proposta”, prosegue il responsabile di Migrantes, don Giacomo Martino.

Le strutture distribuite sul territorio cittadino vengono chiuse al mattino, dopo la colazione dei ragazzi. “Tutto questo per evitare l’inattività, ma soprattutto perché i ragazzi frequentino la scuola di Coronata che rimane aperta tutto il giorno – spiega ancora – Purtroppo molti non hanno un pensiero costruttivo per la propria vita e senza un’offerta formativa si ritrovano per strada a chiedere l’elemosina, come si può notare agli angoli della nostra città”.

Una visione molto diversa rispetto a quanto raccontato ieri dai ragazzi in presidio davanti alla Prefettura. “Chi ha accesso tutto il giorno alle stanze vive di notte e dorme di giorno, favorendo la spinta a una inoperosità che va contro ogni progetto di integrazione. Nella nostra accoglienza ogni ragazzo ha un tutor a cui è affidato e a cui può rivolgersi in caso di bisogno durante la giornata, con la previsione comunque di un incontro fisso ogni settimana. Non tutti hanno però la costanza di continuare e partecipare alle attività e alle formazioni, alcuni purtroppo faticano a trovare un progetto costruttivo per la loro vita e tendono a defilarsi, prendendo altre strade”, prosegue l’Arcidiocesi.

Al Campus sono attive le lezioni di italiano, matematica, educazione civica ed educazione domestica. Nei mesi passati si sono inoltre implementate le formazioni professionali: edile, agraria, falegnameria, sartoria, informatica, cura della persona e sala. “L’integrazione parte però da una storia che ciascuno di noi si porta dentro. Per questo abbiamo scelto di aprire a Coronata, da oggi, una nuova cucina, che andrà a sostituire il comune sistema del catering, proprio per migliorare la qualità e la freschezza del cibo. I ragazzi delle varie strutture avranno quindi la possibilità di pranzare e cenare a Coronata, nei due grandi refettori presenti, con una cucina attrezzata per garantire il pasto caldo a tutti i ragazzi ospitati”, si legge nella nota.

Poi la questione religiosa. “Insegniamo inoltre ai nostri ragazzi la tolleranza e l’accettazione delle fedi diverse dalla loro e questo parte proprio dal rispetto che diamo al Ramadan. Nelle nostre case sono presenti ragazzi di religioni differenti a cui insegniamo la tolleranza religiosa, che diventa capacità di adattare le nostre strutture e gli orari per l’inizio di questo mese sacro, la sera di venerdì 26 maggio. Durante il Ramadan si osserva infatti il digiuno dall’alba al tramonto, quarto dei cinque pilastri dell’Islam, insieme ad altre prescrizioni e alla preghiera. Abbiamo quindi stabilito turni e orari appositi per i ragazzi osservanti il Ramadan, proseguendo le normali attività previste dal Campus”, termina la nota.

Una lunga serie di precisazioni sul funzionamento dell’accoglienza e delle strutture genovesi.