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Cronaca

Omicidio del piccolo Ale, Rasero entra in carcere. Lo sfogo su Facebook: “Non è finita qui” fotogallery

In un lunghissimo post racconta ancora una volta la sua versione di quanto accadde quella notte e nei mesi successivi con accuse al pm che non ha voluto processare la Mathas insieme a lui.

Genova. E’ stato portato in carcere poco prima delle 14 dagli uomini della squadra mobile Antonio Rasero il broker genovese condannato ieri in via definitiva a 26 anni di reclusione, considerato dai magistrati milanesi (con sentenza confermata ieri dalla Cassazione) l’unico responsabile della morte del piccolo Alessandro, il figlio di otto mesi di Katerina Mathas, ucciso in un appartamento di Genova Nervi nella notte tra il 15 e il 16 marzo 2010.

Ma non ci sta Antonio Rasero e su Facebook si sfoga: “Potevo essere in Venezuela, Costarica, Belize, ma ho creduto nella giustizia, ho sofferto per anni , ringrazio chi mi è stato vicino, chi mi ha voluto bene, le lacrime di mia madre e dei miei figli sono la mia forza. Non finisce qui”.

Poco prima Rasero aveva scritto un lungo post in cui ha ricostruito nel dettaglio la sua versione dei fatti, da quel che accadde quella notte all’arresto e agli anni di processi con accuse al sostituto procuratore Marco Airoldi che non aveva voluto mandare a processo per omicidio anche Katerina Mathas e ai testimoni amici di lei.
Per Rasero è stata la Mathas a uccidere suoi figlio “ma non spetta a me dire se è stata una azione volontaria o involontaria” dice. E ricorda come quando la mattina del 16 marzo andarono insieme in ospedale con il bambino già cadavere lei non lo accusi mai, come sarebbe normale immaginare faccia una madre a cui qualcuno ha appena ucciso il figlio: “Scusate una madre seppur snaturata mi sarebbe dovuta saltare addosso sia in casa , sia all’ Ospedale” – scrive Rasero – neppure nelle intercettazioni ambientali mi accusa”.

Nel lunghissimo post accuse anche al primo avvocato e alla polizia che avrebbe riservato per Mathas fin dall’inizio un trattamento preferenziale.

Rasero dice di non arrendersi, che con i suoi avvocati ricorrerà a Strasburgo anche se la Corte di Strasburgo non ha potere di ribaltare il giudizio pronunciato dalla giustizia italiana.

L’unica strada per l’uomo per evitare di scontare almeno 18 dei 26 anni di condanna (2 anni li ha già scontati in custodia cautelare subito dopo l’omicidio, mentre Mathas che era stata arrestata anche lei, era rimasta in carcere solo un paio di settimane) è quella – difficile – di ottenere la revisione del processo davanti alla corte d’assise d’appello di Milano: ma per ottenerlo servono nuove prove o elementi di peso che non stati utilizzati nei cinque precedenti gradi di giudizio che si sono conclusi ieri.