Le indagini

Omicidio Lagaccio, l’assassino: “Il cadavere sotto il letto? Mi faceva compagnia” fotogallery

Il 34 enne cuoco disoccupato ha ribadito la versione del complice. L'autopsia: l'anziana ha cercato di difendersi

Genova. E’ stata uccisa venerdì sera, colpita più volte alla testa con un oggetto contundente fino a provocarle un’emorragia cerebrale, Anna Carla Arecco, la donna di 85 anni residente in via del Lagaccio di cui i parenti avevano denunciato domenica mattina la scomparsa. L’anziana era stata poi trovata morta la sera dello stesso giorno sotto il letto del suo vicino di casa, Pierluigi Bonfiglio, 34 enne tossicodipendente che ha quasi subito confessato il delitto.

Dall’’autopsia del medico legale Francesco Ventura a cui ha partecipato il consulente della difesa Maria Lucrezia Mazzarella è però anche emerso che la donna ha cercato di difendersi dalla furia omicida come dimostrano le numerose ferite da difesa su mani e con cui l’anziana aveva tentato invado di proteggere la testa.

Questa mattina Bonfiglio, difeso dagli avvocati Nicola Scodnik e Alessandro Sola, ha risposto alle domande del gip Nicoletta Bolelli che ha convalidato l’arresto dei carabinieri e disposto la misura cautelare in carcere, ribadendo però di non aver fatto tutto da solo. Secondo la versione di Bonfiglio la donna intorno alle 19 di venerdì sarebbe stata attirata con una scusa nell’appartamento al piano di sotto , dove il 34 enne abita con i genitori che però in quel momento non c’erano, e mentre lui frugava nell’appartamento dell’anziana, il senegalese avrebbe cominciato a colpirla. Bonfiglio ha poi ammesso di aver colpito anche lui la donna fino ad ucciderla nel soggiorno di casa, pulendo poi tutto alla bella e meglio e trascinando il corpo nella stanza da letto.

Del senegalese finora non è stata trovata alcuna traccia anche se oggi i carabinieri su indicazione del pm Gabriella Marino hanno ascoltato il patrigno del cuoco disoccupato che ha affermato di aver visto in questi giorni per strada il misterioso senegalese.

Bonfiglio questa mattina ha ribadito che quella sera, come spesso accadeva “aveva fumato cocaina” quindi non era lucido e ha perso la testa: “Non avevo mai fatto una cosa del genere – ha ripetuto . ma avevo bisogno di soldi”. Al giudice che gli ha chiesto come ha fatto a dormire per due notti con il cadavere sotto il letto ha risposto: “Mi faceva compagnia mentre pensavo a come sbarazzarmene: nei film di solito li bruciano o li tagliano a pezzi”. Una frase agghiacciante formulata come una battuta che denota una personalità quantomeno disturbata.

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