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Nube maleodorante, prosegue il monitoraggio: panico e chiamate record al 112

Ancora nessun esito le indagini svolte in porto e presso gli impianti di depurazione da Polizia Ambientale, Vigili del Fuoco e Capitaneria. Il Comune: "Non è tossica", ma la natura dei miasmi resta ignota

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Genova. 367 chiamate al Nue, numero unico di emergenza – 112 – tra le 15e30 e le 17, nella giornata di oggi, per via della nube maleodorante che – dopo lunedì in Valpolcevera – è stata avvertita dalla popolazione anche in centro città, da Di Negro al centro a Carignano, in bassa Valbisagno e a Levante, fino a Quarto.

Dal punto di vista sanitario, nessun Pronto soccorso cittadino ha registrato accessi legati ai miasmi. Delle chiamate ricevute dal 112 la maggior parte erano di competenza dei Vigili del fuoco che si sono attivati immediatamente. A fronte dell’elevato numero di telefonate, a sostegno della Centrale Unica di risposta di Genova è intervenuta, come da protocollo, la Centrale di Milano. “Il Numero Unico attivo sul territorio genovese – sottolinea la vicepresidente e assessore alla Sanità Sonia Viale – mai prima d’ora aveva fronteggiato un numero così elevato di telefonate in un periodo di tempo così ristretto: il sistema ha retto senza determinare alcuna criticità”.

Quello che non ha funzionato, o non sta funzionando finora, invece è stata la macchina dei soggetti che dovrebbero capire quali siano state le cause della nube. Le ipotesi prese in esame nelle ultime ore – quella della fuoriuscita di esalazione dalla cisterna di una nave in porto e quella del malfunzionamento del depuratore di Cornigliano – non hanno avuto riscontri dai sopralluoghi effettuati da reparto Ambiente della Polizia Municipale, da Vigili del fuoco e da Capitaneria.

Della situazione è stata informata anche Arpal, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, ma finora i tecnici non sono entrati in azione. Non è escluso che in questo martedì si possa tenere una riunione operativa delle varie forze in campo per risalire alle origini delle cause. “In questo quadro restiamo, con le strutture regionali e di agenzia, pronti a intervenire qualora fossero richiesti, da parte degli enti preposti alla gestione di queste situazioni, interventi di approfondimento”, le parole dell’assessore regionale all’Ambiente Giacomo Giampedrone.

I cittadini però chiedono risposte. E in fretta. Perché anche se il Comune ha sottolineato a più riprese che i miasmi non sono tossici o nocivi per la salute, l’interrogativo che sorge spontaneo è: “Come esserne certi se non sono stati effettuati studi? Se neppure si sa cosa sia questa nube?”. Ciò che è certo, per chi ha sentito l’odore – un misto di scarti di raffineria, idrocarburi, gas e uova avariate – è che si tratta dello stesso di ieri in Valpolcevera.

L’azienda Iren, a garanzia di sicurezza, ha inviato nei diversi quartieri della città, squadre di controllo per accertare che non fossero in corso fughe di gas.

Nel pomeriggio momenti vicini al panico. Soprattutto intorno alle 15e30 quando addirittura sono stati fatti evacuare gli uffici della Regione Liguria in via Fieschi: in quelli che affacciano sul mare l’aria era diventata irrespirabile. Ieri, tra le 12 e le 13e30, l’odore era stato percepito nella zona di Campi, Coronata, Fegino e poi fino a Bolzaneto e Campomorone provocando qualche lieve malore e bruciore degli occhi.

La Polizia Municipale manterrà due pattuglie del reparto Ambiente in area portuale per proseguire con il monitoraggio. Non si escludono concause per il fenomeno.

Intanto sul web, in particolare sui social network, si moltiplicano gli azzardi sulle cause della nube: dall’aumento delle temperature, allo sprigionamento di gas naturali dai fondali marini, alle “scie chimiche” alla perdita di gas odorizzanti da qualche insediamento industriale. Visto l’aumento esponenziale delle voci prima si conoscerà la verità è meglio sarà sia per i cittadini sia per le istituzioni.