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Morbillo, l’epidemiologo Icardi: “Liguria isola felice, ma fino a quando?”

"Solo" 19 casi dall'inizio dell'anno registrati nella nostra regione, contro i 429 del vicino Piemonte, ma secondo gli esperti non si risolverà il problema finché non si vaccinerà il 95% della popolazione

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Genova. “Pochi casi in Liguria, per ora”. Giancarlo Icardi, epidemiologo di fama mondiale e direttore del dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Genova, si guarda bene dal lanciare allarmismi, ma non nasconde una legittima preoccupazione.

Perché se la Liguria – secondo il bollettino dell’Istituto superiore di Sanità – è una delle regioni italiani dove il fenomeno del morbillo è più circoscritto – “soltanto” 19 casi dall’inizio dell’anno – il rischio di un aumento esponenziale, sia se diminuirà l’attitudine dei cittadini a vaccinarsi, sia se non ci sarà un monitoraggio costante sulle potenzialità dell’infezione attuale, è reale.

Gli Stati Uniti recentemente hanno definito l’Italia un “paese a rischio” proprio per la presenza di malattie come il morbillo o la rosolia. Una presa di posizione che ha amplificato le polemiche, già importanti, tra sostenitori delle vaccinazioni universali e i vaccino-scettici.

U.S.A. a parte, a (ri)accendere i riflettori su morbillo e vaccinazioni sono i dati, i numeri. L’ultimo bollettino di sorveglianza del ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, parla di 385 nuovi casi (29 nell’ultima settimana), un dato in netto calo rispetto a marzo (quando i casi furono addirittura 818) ma comunque superiore di 5 volte rispetto all’aprile 2016, quando i casi furono 76.

Non solo. In Italia dall’inizio del 2017 si contano 1.920 malati mentre in tutto il 2016 si erano registrati in totale circa 800 casi. La regione più colpita è il Lazio, con 570 casi, seguita dal Piemonte (429) e dalla Lombardia (242). Pochissimi casi al sud. E in Liguria, come già scritto, 19.

Morbillo non fa rima con infanzia, anche se di certo la popolazione in fase di sviluppo è quella da tenere maggiormente sotto controllo. L’età media di chi si ammala di morbillo è 27 anni. Oltre la metà degli infettati dal virus sono persone tra i 15 e i 40 anni.

Ma le cifre più eloquenti sono altre: l’88% di chi prende il morbillo non è vaccinato, il 34% dei malati ha almeno una complicanza, il 40% sono stati ricoverati, il 15% sono finiti al pronto soccorso. Come dire: con il morbillo non si scherza. “Il piccolo male dei latini non è piccolo per nulla – continua Icardi – soprattutto visto l’aumento dell’età media dei malati, le complicanze più comune come la diarrea, ma anche quelle più gravi come la polmonite, l’epatite e l’insufficienza respiratoria, non possono essere curate a domicilio”.

In Liguria l’ultima rilevazione sulla campagna di vaccinazione, quella relativa ai nati nel 2013, parla di una copertura del 85.7%. “Un buon dato – dice il professore – migliore di quello degli anni precedente, ma insufficiente a metterci al sicuro. Questo perché il morbillo ha un elevato Rd0, indice di infettività”. Per intendersi, una persona portatrice del virus ne può infettare altre 18 o 19 “suscettibili”. “E il 90% dei suscettibili – dice Icardi – sono coloro che non sono stati vaccinati”. Per debellare la malattia, secondo gli esperti, bisognerebbe arrivare a una quota di vaccinazione del 95%.

“La Liguria al momento è un’isola felice – sottolinea l’epidemiologo Giancarlo Icardi – ma fino a quando? Siamo accerchiati da Regioni dove il numero di malati di morbillo è piuttosto alto. Senza vaccinazioni massicce stiamo solo spostando avanti nel tempo il problema”.