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La magia di “Ma se ghe pensu” in inglese diventa un video

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Genova “Quando sono arrivata sotto la Lanterna, ho visto che si illuminava con la mia voce che cantava questa canzone, che è il simbolo di una città che sto conoscendo, che ho vissuto anche se non è la mia. Vedere un coinvolgimento così forte è stata una grandissima emozione”.

Francess

Un’emozione, quella di Francess, condivisa da migliaia di genovesi che avevano seguito questo evento e che, per la prima volta, avevano potuto ascoltare questa bellissima versione di “Ma se ghe pensu” nella traduzione inglese. Una canzone che, come poche, rappresenta in pieno lo spirito, il cuore di una città e che, proprio per questo, era considerata praticamente “intoccabile”.

“La cura che abbiamo messo nella traduzione – spiega Francess – è stata grande, la voglia di portare rispetto e non stravolgere assolutamente lo spirito della canzone era molto forte. Questo è stato apprezzato e i riconoscimenti ci sono stati. Trasformare l’inglese in genovese è difficile ma è stato, comunque, un bel lavoro. Mi sono fatta spiegare l’intenzione, lo spirito di ogni parola è ho cercato di tradurla nel modo migliore possibile cercando di rispettare il suono delle parole“.

Una sfida non certo semplice così com’è difficile è stato mettersi alla prova con un brano che ha visto, tra gli interpreti, voci come Luigi Tenco e Mina. “E’ un brano molto impegnativo – spiega – e, infatti , ero un pochino spaventata all’inizio ma devo dire che è andata bene e ora siamo qui, con l’orchestra del Carlo Felice”.

Dall’esordio, quasi per scherzo, durante uno spettacolo dei “bruxabaracche”, quindi, fino a oggi, all’interpretazione magistrale con l’Orchestra de teatro Carlo Felice, diventata un bellissimo video, per la regia di Paolo Micai. Alla fine, poco importa se il titolo non è più “Ma se ghe pensu” ma, in inglese, diventa “If I think home”. Per chi è nato sotto la lanterna, per chi ci vive, bastano le prime note, struggenti, dell’orchestra e, quando Francess intona “I can see Righi and from my heart a tear” sfido chiunque a non emozionarsi.