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La droga del combattente per finanziare l’Isis: le pastiglie sarebbero fruttate 75 milioni di dollari fotogallery

Il carico diretto a Misurata e Tobruk. La procura contesta la finalità di terrorismo

Genova. Era destinato alla Libia e sul mercato avrebbe procurato alle organizzazioni terroristiche, a cominciare dall’Isis, un guadagno pari a quasi 75 milioni di dollari il carico di tre container di “tramadolo”, bloccato in porto a Genova dalla Guardia di Finanza in collaborazione con l’agenzia delle Dogane.

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I container, provenienti dall’India, contenevano il tramadolo insieme a un carico di ‘copertura’ formato da coperte e shampoo, tutto prodotto in India. Nel primo porto di transito, però, in Sri Lanka, il tramadolo (un oppiaceo utilizzato normalmente per la terapia del dolore) è stato cancellato dalla documentazione. Questo perché il Libia come in tutto il Medio Oriente il tramadolo è considerato una droga.

I tre container che contenevano complessivamente 37 milioni e 500 mila euro di pastiglie, dovevano fare tappa a Genova per essere reimbarcati verso i porti di Misurata e Tobruk.

Il farmaco, come hanno spiegato il comandante provinciale della Guardia di Finanza Renzo Nisi e gli uomini del secondo gruppo delle Fiamme Gialle, viene utilizzato nei Paesi in guerra: nella striscia di Gaza è la seconda droga più diffusa dopo l’hashish, in Nigeria viene somministrato dai terroristi di Boko Haram ai bambini, inserito dentro i datteri per poi costringere i piccolissimi combattenti ad attacchi kamikaze. E lo stesso vale per Daesh, come dimostrano numerose segnalazioni della Dea americana. Ancora: il tramadolo viene venduto agli stessi migranti per aiutarli ad affrontare il lungo viaggio prima degli imbarchi.

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Federico Manotti, è per falso, con l’aggravante delle finalità di terrorismo. Un fascicolo al momento contro ignoti visto che il cambio della documentazione, come hanno dimostrato le indagini condotte dalle Dogane insieme alla Gdf, è avvenuto in Sry Lanka. L’apertura del fascicolo, ed anche il sequestro disposto dal gip Nicoletta Bolelli su richiesta del pm Manotti, è stato reso possibile dal concretizzarsi del reato ai danni degli ispettori delle Dogane.

Un’operazione importante – ha commentato il procuratore capo Franco Cozzi – che ha portato a tagliare una quota di finanziamenti alle organizzazioni terroristiche”.
Solo lo scorso anno sono state sequestrate complessivamente 400 milioni di pastiglie: “Numerosi rapporti di agenzie internazionali hanno evidenziato dal 2012 in poi – spiega il tenente colonnello Carmelo Cesarei – un aumento esponenziale del consumo di questa sostanza che rischia di destabilizzare interi Paesi un po’ come avvenne in Cina con la guerra dell’oppio”.

Non solo: secondo fonti investigative parte del carico, dopo aver arricchito le organizzazioni terroristiche, tornerebbe addirittura in Italia perché acquistato per vie illegali soprattutto dalla comunità egiziana e viene utilizzata come farmaco anti fatica ma anche – sembra – per migliorare le prestazioni sessuali come alternativa al viagra.

Il maxi sequestro, il primo di questo genere in Italia (solo Genova ha un imbarco merci diretto con la Libia), segue un sequestro analogo scoperto nel Pireo. I container avrebbero dovuto essere imbarcati sulle navi della linea Messina, che è ovviamente estranea a tutta la vicenda, visto che gli imbarchi e i trasbordi di merci avvengono solo sulla base della documentazione allegata.