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“Iren e Poste Italiane si tengono le case sfitte”: la denuncia di Chiamami Genova

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Genova. “Mentre si allarga il disagio abitativo, Poste Italiane e Iren si tengono gli immobili sfitti La situazione alloggiativa, già precaria per il livello dei prezzi comunque superiori a quelli di analoghe città europee, per la ventennale mancanza di case popolari e per la presenza di oltre 40.000 alloggi sfitti, sta precipitando a causa della crisi economica ed è una della maggiori cause della diffusione della povertà estrema. Questa gravissima situazione rende legittime le iniziative di occupazione di alloggi vuoti che si stanno moltiplicando nella nostra città”. Questo si legge in una nota di Davide Ghiglione, Silvia parodi, candidati per il Consiglio Comunale in Chiamami Genova.

“E’ necessaria una svolta politica che rimetta al centro dell’azione amministrativa il diritto alla casa dando una risposta certa alla richiesta di alloggi popolari espressa dalle oltre 70 occupazioni di case sfitte e dalle oltre 10.000 domande presentate per il bando casa. Occorre che il Nuovo Sindaco apra una vertenza seria con il Governo per ottenere il blocco generalizzato degli sfratti e il rifinanziamento del buono casa e che, in mancanza, a fronte di sfratti per morosità incolpevole si proceda con ordinanze di requisizione di alloggi lasciati sfitti dalla speculazione, per garantire il passaggio da casa a casa. Occorre un piano per reperire almeno 10.000 case popolari subito. L’insieme del patrimonio immobiliare pubblico, comunale, provinciale, regionale, delle aziende e delle Ipab, così come le caserme dismesse, deve essere mobilitato in un programma di recupero e autorecupero abitativo, evitando qualsiasi dismissione e che si proceda all’acquisto a costo di costruzione delle case invendute”, prosegue la nota.

Secondo stime approssimative, gli addetti ai lavori parlano di almeno 400 alloggi che potrebbero essere messi in circolo se si puntasse a valorizzare in chiave sociale questa categoria di immobili vuoti e proprietà di enti che hanno qualcosa a che fare con il settore pubblico.

“Nella nostra città, i casi più eclatanti riguardano il Gruppo Iren e Poste Italiane. Da alcuni anni sono passati a Cae, Mediterranea delle Acque e Iren il mercato di Pontedecimo, un complesso ex industriale nella zona dell’Eridania a Sampierdarena, una palazzina a Nervi, alcuni appartamenti nella zona del Lagaccio e di Brignole, un ex asilo comunale a Trasta, un’ex scuola in via Pagano Doria e il famoso palazzo delle Poste di Borgo Incrociati.
Ad oggi il gruppo Iren si è dimostrato indisponibile a qualsiasi ipotesi progettuale volta a riutilizzo in chiave abitativa sociale di questi edifici. Per quanto riguarda Poste Italiane (di proprietà Cassa depositi e Prestiti), la società è proprietaria di circa un centinaio di alloggi in via Linneo, al Cige di Begato, in un complesso unitario vuoto ormai dal 2001 e prima destinato a scuola professionale con foresterie per gli impiegati in arrivo da fuori città. Rifiutata la proposta di affitto da parte del Comune tra fine 2011 e inizio 2012 per convertire la struttura a esigenze abitative sociali, Egi (partecipata di Poste italiane che ne amministra il patrimonio) ha più volte richiesto invano a Palazzo Tursi una variante urbanistica per riconvertire l’immobile a uso abitativo privato, destinazione al momento esclusa dal Puc, e quindi avere il via libera Il finanziamento di questo piano non può sottostare al patto di stabilità, con o senza l’accordo del Governo. Occorre infine che il comune assuma, attraverso l’apertura di sportelli informativi nei municipi, la lotta ai canoni neri e all’evasione fiscale che ne consegue, come parte importante della propria iniziativa”, terminano i candidati.