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Ilva di Cornigliano, lunedì sciopero: “Nessuno dovrà finire nella scatola ‘nera’, a Genova vogliamo lavoro”

Domani incontro a Roma, ma difficile che arrivi una svolta

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Genova. “Noi non vogliamo finire nella ‘scatola nera dell’amministrazione controllata, vogliamo lavoro per questo se domani le posizioni resteranno quelle che si sono state illustrate ieri da lunedì saremo in sciopero”. Bruno Manganaro, segretario genovesi della Fiom, riassume le preoccupazioni di tutti i sindacati genovesi che per lunedì 5 giugno hanno dichiarato assemblea e sciopero unitario a partire dalle 7. “Non accettiamo nessun esubero” recita il volantino affisso in fabbrica che invita alla mobilitazione indetta da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm.

Domani mattina a partire dalle 9 i sindacati sono stati riconvocati a Roma alla presenza del ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda e del viceministro Teresa Bellanova. Difficile che nella giornata di domani ci sia una qualche svolta: il governo ha inviato le slide ai sindacati con il dettaglio dei piani industriali e attende il suo parere, non vincolante. Ma da Genova, questo è ormai, certo, arriverà un secco no.

Ieri sera l’amministrazione controllata dell’Ilva aveva inviato una nota per tentare di sedare gli animi: “Con riguardo alle preoccupazioni emerse in ordine ai livelli occupazionali indicati nelle offerte, l’organico attuale del Gruppo Ilva è di 14.200 dipendenti, con CIGS autorizzata per 4.100 dipendenti – si legge nella nota – l’offerta di AM Invesco prevede come primo livello occupazionale 9.400 dipendenti. La CIGS in ogni caso copre e coprirà la gran parte degli esuberi e potrà essere incrementata all’occorrenza in linea con l’accordo sindacale che dovrà essere stipulato quale condizione per l’efficacia del contratto di trasferimento degli asset di Ilva al soggetto che sarà aggiudicatario della gara. I dipendenti potranno rimanere in CIGS per tutta la durata dell’esecuzione della attività di risanamento e decontaminazione del sito di Taranto che saranno realizzate dall’Amministrazione Straordinaria a valere sui fondi acquisiti a seguito della transazione con la Famiglia Riva. I fondi a disposizione della procedura sono circa 1,1 miliardi di euro di cui oltre 800 milioni di euro finanzieranno investimenti ambientali da realizzare a cura della Amministrazione Straordinaria”.

“Il Governo tenta di indorare la pillola spiegando che formalmente non si tratta di licenziamenti – dice Manganaro – ma per noi non ci possono essere lavoratori che entrano nella nuova Ilva e altri che vengono accantonati nella società in amministrazione controllata che non sappiamo quanto durerà A Genova fra l’altro non c’è alcuna attività di bonifica da realizzare. Tutti i lavoratori devono finire sotto Mittal e da lì finire anche in cassa integrazione ma con il rispetto dell’accordo di programma di Genova. Queste sono le nostre condizioni”.