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Genova, l’appello del Chiossone: “Noi diamo nuove cure, la Regione ci aiuti”

Fondi statali tagliati alla Fondazione che si occupa anche di prevenzione neonatale, disabilità e di bimbi autistici

Genova. L’assistenza alle persone non vedenti o ipovedenti nella sede storica di Corso Armellini, un grande lavoro sui bambini, ai quali è stata dedicata la struttura di Corso Italia, una forte attività di prevenzione verso i tutti cittadini con l’apertura di un nuovo ambulatorio. Ma anche l’apertura verso nuove frontiere come quelle della cura dell’autismo e, grazie alle nuove tecnologie, dell’aiuto agli anziani che perdono, a poco a poco, la vista. Sono solo alcuni dei campi di attività dell’istituto Chiossone di Genova che, in occasione dei 150 anni dalla fondazione si apre alla città.

Istituto chiossone

Oggi, infatti, l’istituto, con le sue diverse strutture ambulatoriali e residenziali, dove operano equipe multidisciplinari altamente specializzate, è un centro di eccellenza a livello nazionale attivo in tutti i campi che riguardano la disabilità visiva in tutte le fasce d’età, dall’infanzia alla vecchiaia. Accanto all’erogazione di servizi all’avanguardia, l’Istituto Chiossone è impegnato sul piano culturale, per l’integrazione delle persone disabili. Un percorso di sensibilizzazione che vede, ad esempio, su una chiatta ormeggiata in Darsena, l’esperienza di Dialogo nel Buio: lo straordinario percorso multisensoriale in totale assenza di luce dove, accompagnati da guide non vedenti, dove attraversano ambienti e situazioni reali di vita quotidiana, facendo quindi esperienza di una diversa percezione del mondo.

Ma all’attività tradizionale si affiancano anche altre esperienze innovative, come quella legata alla creazione di una struttura per la cura dei bimbi autistici. “Noi, 10 anni fa, abbiamo avviato una sperimentazione – spiega Claudio Cassinelli, presidente dell’Istituto Chiossone – pensando che i bambini autistici vedono ma non hanno l’aggancio visivo, non utilizzano il rapporto visivo, e la cosa ha funzionato. Sono stati sperimentati sui bambini autistici le tecniche e le metodiche che vengono usate per i bambini ipovedenti e adesso abbiamo una trentina di bambini e abbiamo realizzato un ambulatorio, dedicato a loro, che aprirà quest’estate in corso Solferino”.

Da qui l’appello alla Regione Liguria affinché dia sostegno a una fondazione che si occupa non solo delle persone non vedenti o ipovedenti, ma fa anche attività di prevenzione per il settore neonatale, con 45mila visite entro i 60 giorni dalla nascita, effettuate negli ultimi 10 anni, che hanno permesso di intervenire in tempo su patologie gravi. “Noi agivano sui neonati degli ospedali Gaslini e San Martino – spiega Cassinelli – con un servizio unico in Italia. Questa attività era possibile grazie a un finanziamento statale, che da tre anni è stato tagliato. Noi continuiamo a farlo, non si tratta di grossissime cifre, ma un intervento della Regione Liguria in questo senso sarebbe utile anche perché vorremmo ampliare questa attività anche ai neonati delle altre province“.

A questa attività si aggiunge anche quella legata alle persone più anziane che, in una città come Genova, sono particolarmente numerose. “Dopo gli 80 anni una percentuale attorno al 30% viene colpita gravemente nella vista. Per chi ha vissuto tutta la vita da vedente è un dramma che, spesso, si consuma in silenzio, tra le mura domestiche.

Non si riescono più a leggere i giornali, guardare la televisione, si ha timore a uscire di casa e questo accelera il declino mentale e fisico. La gente non sa che è possibile fare qualcosa, non lo sanno i medici di famiglia. Il nostro messaggio è’ che queste persone possono essere aiutate. Oggi la riabilitazione visiva, in questi casi, consente di continuare a leggere, magari grazie a un ingranditore, o continuare a fare le cose di casa mantenendo l’autonomia della vita quotidiana una persona che ha sempre vissuto vedendo”.