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L'indagine

Dalla Silicon Valley della Romania a Genova: cinque in manette per le truffe online

Tre ordinanze di custodia cautelare e due arresti in flagranza: utilizzavano documenti falsi per attivare carte di credito ricaricabili dove transitavano i soldi

Genova. Cinque arresti (di cui uno ancora ricercato) e decine di carte di credito ricaricabili attivate con documenti falsi su cui venivano fatti transitare i soldi delle truffe online. A sgominare la banda composta da cittadini romeni tra i 25 e i 32 anni sono stati i carabinieri della polizia giudiziaria diretti dal colonnello Maurizio Panzironi insieme ai colleghi del nucleo investigativo in un’indagine coordinata dalla procura di Genova.

L’indagine è cominciata un mese fa dopo l’arresto in flagranza di due cittadini romeni arrestati rispettivamente a Recco e a San Martino mentre cercavano di attivare delle carte ricaricabili con documenti falsi. Da lì le indagini hanno portato a scoprire che la banda, che aveva base a Genova, attraverso documenti di identità contraffatti si faceva fornire dagli impiegati delle agenzie delle entrate di Genova (ma in alcuni casi si sono spostati anche a Cuneo) dei codici fiscali con cui andavano poi ad attivare le carte su cui ricevevano bonifici da tutta Europa per appartamenti in affitto inesistenti telefoni, e merce fasulla di ogni genere.

Per tre di loro il gip genovese ha chiesto la custodia cautelare in carcere: i reati contestati sono possesso e fabbricazione di documenti falsi e induzione in errore di pubblico ufficiale. Il primo reato modificato dopo i primi attentati terroristici consente la custodia cautelare in carcere. Gli altri due, trovati in auto con i primi, sono stati arrestati in flagranza perché erano in possesso di documenti falsificati.

In un’occasione uno degli arrestati si era presentato ad uno sportello postale per attivare una ‘poste pay evolution’ (che a differenza di quella tradizionale consente l’invio di bonifici fino a 30 mila euro) con una carta di intensità spagnola fingendo di non sapere bene l’italiano. A quel punto l’impiegato delle Poste, ha chiesto un supporto linguistico una cittadina sudamericana che ha riconosciuto tra i clienti. L’uomo a quel punto è fuggito a gambe levate lasciando lì i documenti che sono poi risultati falsi.

Le indagini ora proseguono allo scopo da un lato di scoprire il falsario che produceva i documenti di identità dall’altro di quantificare le truffe compiute dalla banda, mentre dai dati degli arrestati emerge un elemento. Tutti e cinque sono originari di Ramnicu Vallea, considerata la ‘hakerville’ della Romania

La ridente e verde cittadina, 110 abitanti, è stata ribattezzata dai media americani “la Silicon Valley del furto su Internet”. E’ la capitale mondiale degli hacker che si stanno arricchendo a colpi di aste truccate su eBay o di inserimenti furtivi sui conti bancari di ignari cittadini statunitensi.

“I documenti sono falsificati molto bene – hanno spiegato gli investigatori genovesi insieme al procuratore aggiunto Francesco Pinto – così come le truffe online, che hanno fatto cadere in trappola cittadini tutt’altro che sprovveduti Resta da capire se quest’indagine ha sgominato una banda isolata oppure ha tagliato una ramificazione di una struttura molto più ampia con base magari proprio in Romania”.