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Dal grembiule da lavapiatti ai ristoranti nella Londra “posh”: Roberto Costa diventa ambasciatore di Genova Gourmet

Il riconoscimento assegnato al ristoratore genovese titolare dei tre locali Il Macellaio

Genova. Mugugno, a Londra, si traduce “complain” e viene praticato senza alcuna remora all’interno dei ristoranti, anche quelli di alta qualità. “Qui a Genova se uno va a mangiare fuori, anche se ha mangiato male, sta zitto e poi magari si lamenta a casa, nella City invece il cliente si fa sentire immediatamente e questo è importante perché consente di crescere”.

roberto costa

Di critiche però Roberto Costa ne ha ricevute ben poche. I suoi ristoranti – tre, nella capitale del Regno Unito – sono ben piazzati sui principali portali di recensioni (Tripadvisor su tutti), e sono stati recensiti positivamente sia dalle riviste di settore, sia da testate importanti, come il Guardian. Il suo Macellaio Rc – The Butcher theatre a South Kensington è stato premiato persino da Alessandro Borghese, lo chef del reality Quattro ristoranti.

Roberto Costa oggi è tornato nella sua Genova, per un giorno, per ricevere il riconoscimento assegnatoli dalla Camera di Commercio: ambasciatore nel mondo di Genova Gourmet. “Una soddisfazione sapere che ci sono persone giovani e intraprendenti come Roberto – ha detto il presidente della Camera di Commercio Paolo Odone – che riescono a raccontare instancabilmente la storia e le tradizioni locali all’estero”.

roberto costa

Il fondatore de Il Macellaio – già imprenditore insieme a Marco Pedrelli e a Alessandro Garrone del marchio Maxela, oltre che di molti altri locali non solo per carnivori – omaggia la cucina genovese inserendo nel suo menù focaccia al formaggio tipo Recco, “tanto pesto, e salsa di noci – dice – l’importante è mantenere la semplicità”. Genovese anche il personale. Chef e camerieri sono italiani al 90% e in gran parte provengono dal capoluogo ligure. Per il resto carne, carne, carne – naturalmente – fassona, soprattutto, servita cruda (carpacci, tartare, battuta), alla griglia (come costata e fiorentine) o in piatti di “cucina povera” (ossobuco, scaloppine, coda alla vaccinara, spezzatino).

Self made man. La storia di Costa è quella di chi si imbatte nella ristorazione quasi per caso e sale la scala del settore un gradino per volta. Da lavapiatti nella trattoria per operai aperta da suo padre, ex dipendente del porto, ai primi investimenti locali, poi nazionali, fino all’idea inglese. “Ho proposto ai miei soci di fare qualcosa in vista delle Olimpiadi di Londra – racconta il gestore della catena di ristoranti – non siamo riusciti ad aprire in tempo, ma forse è stato meglio così”.

Roberto Costa non resterà l’unico ambasciatore Genova Gourmet nel mondo. La Camera di Commercio sta già ragionando su un secondo riconoscimento da assegnare.