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Confisca Canfarotta, il vicepresidente della commissione antimafia: “L’agenzia non funziona, i Comuni non possono essere lasciati soli” foto

Genova. “Le mafie si sono date una dimensione molto spregiudicata e moderna, una tipologia di investimenti che è cambiata nel corso del tempo, case, abitazioni e palazzi. Noi continuiamo ad affrontare questo tema in maniera efficace dal punto di vista sanzionatorio e repressivo con sequestri e confische ma non altrettanto efficace nella restituzione alla collettività di questi beni perché l’agenzia non è in condizioni di poter gestire utilmente questo patrimonio per gli strumenti e le risorse umane che ha e anche per la cultura amministrativa che è stata impostata”. Lo ha detto il vicepresidente della commissione antimafia Claudio Fava, che questo pomeriggio a Genova ha visitato insieme al sindaco Marco Doria e all’assessore alla Legalità Elena Fiorini tra i beni confiscati alla famiglia Canfarotta, 96 in nel centro storico , tra fondi e appartamenti  di cui 46 già censiti.

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“Occorre intervenire sul codice antimafia, una riforma ferma al Senato da troppo tempo, occorre fare in modo che la gestione dei beni preveda un concorso di diversi attori istituzionali: non si può scaricare tutto sulle spalle dell’amministrazione comunale, non si può pretendere che l’Agenzia da sola si trasformi in un grande manager di Stato, occorre chiedere la collaborazione del circuito bancario finanziario e creditizio, della società civile, del ceto imprenditoriale perché è una sfida che ha bisogno di interventi di diversa qualità e di una grande condivisione di responsabilità”.

E proprio rispetto al ruolo della banche Fava lancia un attacco: “Le aziende confiscate oggi si trovano a fare i conti con richieste del circuito creditizio che ai mafiosi non venivano fatte. Se un bene appartiene a un mafioso, ogni tanto la banca chiude un occhio, si accontenta di garanzie sulla parola, apre linee di credito senza problemi. Se lo Stato subentra ai mafiosi attraverso la confisca, la banca si presenta e dice non ci sentiamo più garantiti. Sto costruendo un paradosso ma non così lontano dalla realtà”.

“L’amministrazione genovese sta facendo un lavoro straordinario – ha concluso il parlamentare pd – che non è soltanto del recupero di alcuni immobili ma di recupero di un’idea diversa di cittadinanza, con quartieri che sono stati sottratti al controllo sul territorio che esercitava la mafia. Bisogna che l’agenzia sia un po’ più disponibile e attenta a rispondere alle sollecitazioni che arrivano dalle amministrazioni”.