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"esodo epocale"

Bagnasco benedice i migranti di via Edera: “L’accoglienza non sia strumentalizzata dalla politica” fotogallery

Casa Bozzo la struttura gestita dal Ceis ospita da oltre un anno 50 profughi, è una delle più grandi della città

Genova. “Anche il tema dell’accoglienza, come tutti i temi che entrano nelle campagne elettorali, viene deformato, purtroppo per ragioni politiche, invece noi vorremmo proprio che non divenisse un tema strumentale”. L’arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, commenta così il fenomeno pre elezioni amministrative per cui l’emergenza migranti sono costantemente al centro degli scontri tra candidati.

Un commento secco, che fa il paio con la direzione che la Chiesa e il Vaticano hanno adottato ormai da tempo nei confronti di quello che Bagnasco definisce un “esodo epocale”. Le parole del capo dei vescovi italiani sono arrivate nel pomeriggio della benedizione di Casa Bozzo, il centro di accoglienza gestito dal Ceis in via Edera e che, ormai da oltre un anno, ospita 50 giovani migranti.

Una storia di gestione positiva. Prima che Casa Bozzo diventasse operativa, nel quartiere erano sorte molte critiche, un comitato auto-organizzato contrario al centro e all’arrivo dei profughi, e la tensione sembrava aver raggiunto livelli da non ritorno. Invece. Il tempo ha dimostrato che i timori di alcuni abitanti erano legittimi ma non giustificati. “Prima questo edificio era abbandonato – spiega Enrico Costa, presidente de Ceis – era visitato da abusivi, da malintenzionati, da tossicodipendenti, da quando sono arrivati i nostri ragazzi c’è un controllo assoluto e si sono ridotti anche i casi di danneggiamenti o ruberie nella zona”.

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Enrico Costa, durante la cerimonia, ha parlato in tre lingue: italiano, inglese e francese, per far sì che le decine di migranti presenti potessero comprendere cosa stesse accadendo. Giovani, alcuni minorenni, arrivati a Genova e in Italia da molti paesi: Nigeria, Gambia, Afghanistan, Pakistan, Niger, Somalia, Benin e altri ancora. Ragazzi a cui, almeno in parte, è stato riconosciuto il diritto allo status di rifugiati, e che – in parte – hanno trovato modo di trovare casa e lavoro, in questi mesi.

“Perché l’accoglienza vede due tempi – afferma l’arcivescovo Bagnasco – quello delle prime cure e quello dell’integrazione, e il secondo tempo è quello più complicato. L’Italia fino a ora ha dato il buon esempio, ha fatto del suo meglio, in quanto porta d’Europa, e di fronte a una situazione del genere è stata per troppo a lungo lasciata sola” “Ora siamo meno soli – aggiunge il cardinale, che è anche a capo della Conferenza episcopale europea – ma non siamo accompagnati abbastanza, invece c’è molto bisogno di Europa”.

Tematiche che vanno oltre i confini di via Edera, di Quezzi, di Genova e del Paese. E che saranno affrontati molto probabilmente anche da Papa Francesco che, durante la sua visita genovese, sabato 27 maggio, sarà a pranzo alla Madonna della Guardia con un gruppo di profughi, di senza dimora e di detenuti.

Il mondo del sud si è messo in marcia verso il nord e questa marcia non finirà – le parole di Angelo Bagnasco – ma guardate, questo luogo, è stato risanato proprio grazie alla presenza di questi nostri nuovi amici, un vantaggio per il quartiere e per la parrocchia”. RIvolgendosi alle persone che, dai balconi dei caseggiati che affacciano su casa Bozzo, osservavano la cerimonia di benedizione.

Casa Bozzo porta il nome di Bianca Bozzo, madre di Enrico Costa, e a cui è stata dedicata anche una statua all’ingresso dell’edificio. La palazzina, due piani ristrutturati e destinati ai profughi (il terzo in ultimazione ospiterà una residenza per anziani), dispone anche di una cappella, di un’area verde e di un’orto urbano da 5000 metri quadri curato dai ragazzi ospiti. “Questo un tempo era un convitto – racconta Enrico Costa – luogo di forrnazione e riposo, vogliamo intenderlo così anche oggi per queste persone”.

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