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Pcl Genova: “No alle discriminazioni verso i migranti, no al piano Minniti”

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“Il ministro Minniti è venuto a Genova per un congresso organizzato dall’Anci su sicurezza e immigrazione, dove avrà sicuramente avuto la possibilità di raccontare le sue balle sull’utilità e sulla legittimità del suo recente piano sull’immigrazione, fortemente reazionario e repressivo verso i migranti. Nel complesso, si tratta di un piano – presentato con decreto – che prevede accordi con alcuni Paesi (es. quello con la Libia del 2 Febbraio scorso) per i respingimenti e i rimpatri -che ricordano molto quelli fatti da Berlusconi e Maroni- e la creazione di nuovi centri di detenzione dei migranti sul modello dei Cie. Non a caso la Lega ha salutato con piacere il decreto Minniti, lamentandosi del fatto che i posti nei nuovi Cie non sarebbero abbastanza. Cambia il nome ma non la sostanza. I “nuovi” centri di detenzione previsti dal piano Minniti si chiameranno Cpr (Centri per il rimpatrio) e ce ne sarà almeno uno per regione (oggi ne esistono quattro). Saranno collocati fuori dai centri urbani e potranno contenere un massimo di 1600 migranti per centro. Anche la durata massima di permanenza si estende: 135 giorni contro gli attuali 90″. A dirlo è il Partito Comunista dei Lavoratori genovese.

“E’ un piano che ignora completamente le condizioni dei migranti già ospitati da tempo in Italia. Il 70% dei migranti sul nostro territorio è nei cosiddetti Centri di accoglienza straordinaria (Cas), in stato di emergenza, un altro 15-20% è nei Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) i grandi centri presenti soprattutto al Sud, e solo un 10% è nel sistema Sprar, la rete dei piccoli centri di accoglienza diffusa, su cui -però- il piano Minniti non intende puntare. E ignora completamente la situazione internazionale. Fonte Unhcr: nel 2016 sono sbarcate in Europa 361.678 persone, il 64% in meno rispetto al 2015 quando erano 1 milione. Altro che invasione”.

“Il record, piuttosto, è quello dei morti in mare: 5.022 solo nel 2016 e quello dei diniegati, cioè i richiedenti asilo a cui non è stata data alcuna forma di protezione internazionale: 41mila solo nel 2015. Inoltre, il piano Minniti prevede la possibilità -da parte dei Comuni- di procedere all’utilizzo obbligatorio del lavoro gratuito dei migranti “per lavori di pubblica utilità”, e non più su base volontaria, e sanzioni contro coloro che faranno accattonaggio. Come se 2,50 euro di pocket money al giorno (quando effettivamente date) fossero sufficienti alle loro esigenze. A tutto questo si aggiunge una misura giudiziaria fortemente discriminatoria: ovvero l’eliminazione di un grado di giudizio per le richieste d’asilo, da tre a due gradi, per chi intenda fare richiesta di protezione internazionale. In pratica, viene eliminato il ricorso in appello per il richiedente asilo che si è visto negare la protezione internazionale al primo grado di giudizio, che potrà solo ricorrere in Cassazione qualora volesse fare ricorso contro una sentenza della commissione territoriale. Il tutto con un aggravio di costi economici per il migrante”.

“E’ evidente la logica discriminatoria e restrittiva del piano Minniti e, in generale, il carattere reazionario del governo Gentiloni, che lo sostiene. Le immigrazioni di massa -dalla fame o dalle guerre- sono una conseguenza delle politiche capitaliste internazionali e nazionali, che si manifestano ciclicamente nei loro aspetti più distruttivi, tanto più in periodi di crisi economica come quello attuale. Pertanto, i provvedimenti restrittivi come il piano Minniti -e come tutti quelli dei precedenti governi degli ultimi vent’ anni- non hanno mai risolto il problema. L’unica vera soluzione efficace è quella di garantire la piena ed effettiva libera circolazione delle persone, in ogni paese, e il loro pieno diritto a restarci. Una soluzione che, per essere raggiunta, richiede -necessariamente- l’ affermarsi a livello internazionale di una politica classista e anticapitalista”.