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Migranti, al Tribunale di Genova accolto l’80% dei ricorsi dei richiedenti asilo

Super lavoro per 24 giudici del Tribunale civile: 100 sentenze al mese, ma con la riforma le procedure potrebbero rallentare

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Genova. Milleseicentonovantuno richieste di asilo da settembre 2015 a oggi, ovvero da quando la Commissione prefettizia (istituita a Genova a metà del 2015, prima la competenza era a Torino) ha cominciato a lavorare e a respingere le richieste su cui è possibile presentare ricorso in Tribunale. E’ questa la mole di lavoro che si è trovata ad affrontare la quarta sezione civile del Tribunale di Genova, presieduta da Francesco Mazza Galanti, composta da otto giudici (specializzati nel diritto di famiglia) a cui si sono aggiunti prima quattro giudici volontari e poi altri dodici magistrati applicati dal presidente del Tribunale Claudio Viazzi, 24 giudici in tutto, che però devono sbrigare anche altre pratiche, per far fronte all’emergenza.

Cento sentenze al mese
Oggi i ricorsi procedono a ritmo spedito, oltre 100 al mese, ma con la riforma Minniti, che è stata da pochi giorni approvata al Senato, le cose potrebbero peggiorare. Il decreto in via di conversione infatti, prevede che presso ogni corte dell’Appello vengano istituite delle sezioni specializzate. Difficile immaginare che la perenne carenza di magistrati di ruolo possa consentire di creare una sezione di 24 giudici e nemmeno di 12 od 8 che facciano solo quello. Gli arretrati da smaltire sembrano quindi destinati a salire

I numeri e le decisioni
Dei 1691 ricorsi arrivati un anno e mezzo fa ne restano pendenti (i dati sono aggiornati al 28 marzo) 720. Negli ultimi tre mesi ne sono stati iscritti 257 e definiti 331. Per quanto riguarda le decisioni del Tribunale, se la Commissione prefettizia è piuttosto intransigente e tende a respingere la gran parte dei ricorsi, il Tribunale di Genova accoglie circa l’80% dei ricorsi presentati. La maggioranza delle sentenze non concede ai richiedenti asilo che si rivolgono al Tribunale di Genova lo status di rifugiato (quello previsto dalla Convenzione di Ginevra per chi è vittima di persecuzione individuale), ma la protezione “umanitaria” e soprattutto la cosiddetta protezione “sussidiaria” che riguarda chi ha bisogno di di protezione e/o assistenza perché particolarmente vulnerabile sotto il profilo medico, psichico o sociale o perché se fosse reimpratriato potrebbe subire violenze o maltrattamenti a causa della violazione nel suo paese di origine dei diritti umani.

I paesi di provenienza
La stragrande maggioranza dei ricorsi presentati al Tribunale di Genova arriva dalla Nigeria, seguita da Pakistan, Bangladesh, Gambia e Mali.
Il lavoro del tribunale coinvolge anche la Procura di Genova che, in base all’articolo 70 del codice di procedura civile deve in casi come questo fornire pareri obbligatori ed eventualmente presenziare alle udienze dove il richiedente asilo deve obbligatoriamente essere sentito. A lavorare su questi fascicoli, che sono stati 527 da dicembre ad oggi, sono il procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati e altri tre pubblici ministeri, supportati dai vpo.

Cosa cambia con la riforma
La riforma Minniti, contestata dalle associazioni umanitarie per la creazione in ogni Regione di un CPR (Centri per il reimpatrio), contiene altri punti critici come l’eliminazione del secondo grado di giudizio: il pratica il richiedente asilo, dopo il respingimento della richiesta da parte della commissione prefettizia potrà fare ricorso al Tribunale ma se le sua domanda verrà rigettata dovrà rivolgersi in Cassazione, saltando la Corte di Appello.

Una procedura che secondo i proponenti dovrebbe velocizzare le pratiche pendenti, ma per altri sarebbe lesiva di un diritto. In questa direzione va anche un altra modifica: vale a dire il fatto che mentre oggi il giudice è obbligato ad audire il ricedente asilo, con la riforma verrebbero registrate le audizioni in commissione prefettizia e il giudice potrà sceglie in autonomia se risentire il richiedente oppure no.