Incendio di Casella, il piccolo Giuseppe è in condizioni disperate - Genova 24
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Incendio di Casella, il piccolo Giuseppe è in condizioni disperate

Il piccolo di 8 anni è ricoverato al Gaslini, gravi ma non rischiano di morire i genitori. La famiglia è fuggita dal rogo della loro abitazioni gettandosi dalla finestra

Genova. Casella si è risvegliata sotto choc. Il vento – lo stesso vento freddo che nella notte ha costretto la famiglia Fraietta ad accendere la stufa che ha scatenato l’incendio che ha distrutto la loro casa – ha spazzato via il fumo nero sprigionato dal secondo piano della palazzina di via Mandelli.

Il rogo è divampato intorno alle 3 del mattino. Sul posto numerose squadre dei vigili del fuoco e militi delle pubbliche assistenze. A dare l’allarme la madre, con una telefonata: “Venite! Brucia tutto!”. Subito dopo il gesto più difficile, ma l’unico possibile per salvarsi la vita: gettarsi dalla finestra.

Com’è andata: il padre, Alessio Fraietta, 49 anni, ha avvolto il figlio Giuseppe, 7 anni, in una coperta, però mentre si stava calando dalla finestra è stato costretto a lanciare il piccolo verso i primi soccorritori accorsi sul posto. Nella caduta il piccolo ha riportato alcune contusioni, tra cui un trauma alla testa, ma a preoccupare è anche il fumo che ha respirato, troppo a lungo.

Giuseppe è stato trasferito in codice rosso all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, dove è ricoverato in prognosi riservata. I sanitari ora stanno valutando se sia il caso di sottoporlo ad un intervento chirurgico e stanno effettuando tutti gli accertamenti del caso, anche se il quadro clinico e’ gravissimo.

Meno gravi le condizioni del padre, che si è lanciato da circa 5 metri e ha riportato una frattura, e della madre, Vincenza Sansone, 50 anni, originaria di Palermo, così come il marito, ricoverata per ustioni ma in condizioni meno gravi.

La famiglia si era trasferita nell’entroterra ligure dalla Sicilia circa 6 anni fa. Secondo i vigili del fuoco intervenuti l’incendio sarebbe scaturito dalla stufa a legna, ma i rilievi della polizia giudiziaria sono ancora in corso.

Difficile portare avanti le indagini visto che il rogo ha distrutto l’intero secondo piano dell’edificio è parte di quello sottostante (un appartamento era sfitto, l’altro occupato da un’anzia che però la notte scorsa era a dormire dalla figlia). Tutta la palazzina, che ospita al pian terreno un pub e due negozi, è stata dichiarata inagibile.

Il racconto. “Il padre ci ha prima lanciato da una finestra delle coperte da usare come telo. Poi ci ha lanciato il figlio. Ma il bambino e’ caduto per terra”. E’ la testimonianza di una ragazza fra le prime ad prestare soccorso alla famiglia prigioniera nella casa in fiamme a Casella. “Saranno state le 3.20. I pompieri e le ambulanze non erano ancora arrivati. Cosi’ insieme ad altri ragazzi abbiamo cercato di prestare i primi soccorsi”. La ragazza, aggiunge: “Il padre e la madre si sono lanciati nel vuoto subito dopo perche’ e’ crollato il solaio della casa. Per fortuna si sono aggrappati ad una persiana e alle corde del bucato. Ma si sono fatti male perche’ hanno fatto un volo di circa 5 metri”.

Non hanno avuto scelta. “Sono arrivato sul luogo dell’incendio alle 3.31, in piena notte come faccio sempre visto che lavoro sino a tardi a Genova: davanti al palazzo in fiamme c’erano solo i ragazzi che hanno cercato di prendere il bambino lanciato dal padre. I vigili del fuoco e le ambulanze sono arrivati dieci minuti dopo…”. A parlare è Riccardo Banchero, 45 anni, che abita a pochi metri dalla casa andata in fiamme. “Ho assistito al momento in cui il padre ha lanciato il figlio ai ragazzi sotto la finestra. Poi l’uomo e la moglie si sono buttati perché la casa stava crollando. Non hanno avuto scelta. Da tutte le finestre della palazzina uscivamo fiamme. Per alcuni minuti il bimbo e il padre e la mamma sono rimasti per terra senza che nessuno gli prestasse soccorso. Il bimbo era incosciente, come il papà, anch’egli esanime. E’ stato terribile vederli abbandonati così… si vedeva che anche l’uomo era grave perché aveva le gambe deformate dalle fratture”, aggiunge.

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