L'ultimo saluto

Incendio Casella, giovedì i funerali del piccolo Giuseppe

Non ci saranno i genitori, ancora ricoverati in ospedale

Si svolgeranno giovedì prossimo nella parrocchia di Casella i funerali del piccolo Giuseppe Fraietta, il bambino di 6 anni morto nella notte tra venerdì e sabato scorsi a seguito dell’incendio della sua abitazione.

Alla cerimonia non potranno però partecipare i genitori, il papà Alessio Fraietta, 47 anni, e la mamma Enza Sansone, 41 anni, ancora ricoverati in ospedale per le conseguenze delle cadute da circa cinque metri di altezza, caduta che è costata la vita a loro figlio.

A confermarlo è il fratello di lei, zio del piccolo. “Sicuramente – ha spiegato lo zio Antonino – né Enza né il marito Alessio, ancora in rianimazione, potranno prendere parte al funerale di nostro nipote. Mia sorella ha ustioni, la frattura ad un piede e una brutta ferita alla schiena e per non rischiare la paralisi dovrà rimanere immobile per giorni”. Proprio in queste ore avrebbe infatti essere sottoposta ad un intervento ad un tallone, rinviato perché colpita da una crisi nervosa per il dolore per la scomparsa del figlio. Il feretro di Giuseppe sarà tumulato nel cimitero del paese della Valle Scrivia.

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Ma è anche il tempo delle accuse, con lo zio che denuncia il ritardo con cui pompieri e ambulanze del 118 sono giunti sul posto. “Hanno impiegato troppo, visto che il distaccamento dei pompieri di Busalla è a soli 8 chilometri. Ci risulta – spiega ancora Antonino – che i pompieri e i militi delle pubbliche assistenza siano giunti non prima di venti minuti, troppi. Forse nostro nipote si poteva salvare”. Tesi sottolineate anche da Annamaria Podestà, consigliere comunale di opposizione di Casella, che però sposta le critiche: “E’ da tempo che denuncio il controsenso di avere a Casella una meravigliosa sede della Croce Verde, che fra l’altro si vuole ingrandire ancora di più, ma senza garantire servizi di soccorso notturni”.

Come confermato da Luciano Mereta, presidente della Croce Verde Casellese, un’associazione che esiste dal 1909 e situata solo a 300 metri dalla via della tragedia. “Purtroppo non abbiamo volontari e risorse economiche per garantire un servizio notturno, così siamo in grado di coprire il nostro territorio solo nelle ore diurne. Non so se quel bambino si poteva salvare, ma spero che questa grande tragedia possa smuovere le coscienze e convincere qualche abitante in più a darci una mano. Servono più volontari. Oggi sulla carta contiamo su tanti militi, ma poi a svolgere i servizi sono una decina, pochi tenuto conto che i nostri servizi tengono impegnate le auto sempre per almeno un paio d’ore visto e l’ospedale più vicino è a Sampierdarena, a 70 km di distanza”.