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25 Aprile: Bisagno, Buranello, Livraghi e gli altri “sconosciuti” fotogallery

Resistenza, quanto ricordano i genovesi? Un viaggio-quiz attraverso le strade intitolate agli eroi della Liberazione

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Genova. Le domande a bruciapelo sono impietose, crudeli. Ma una campagna improvvisata alla vigilia del 25 Aprile nelle strade di Genova dedicate ai partigiani e ai caduti per la Liberazione, chiedendo ai genovesi – da più o meno generazioni – a chi corrispondessero i cognomi di quei Buranello, Benedetti, Jori, Rissotto, Bisagno, può avere esiti amari.

vie 25 aprile resistenza liberazione

Non soltanto i giovani, ma anche le persone di una certa età, nella città medaglia d’oro al valore militare per la Resistenza e la militanza antifascista sembrano avere la memoria più corta di quanto non si creda. E nei giorni in cui l’antifascismo torna a essere (forse nel modo più sbagliato) un tema della campagna elettorale, il problema della coscienza storica rischia di mostrarsi in maniera evidente.

Come è evidente che, più passano gli anni dal quel lontano 25 aprile 1945, è meno alle istituzioni sarà sufficiente affidarsi alla toponomastica per tramandare il proprio passato e i propri (se vengono considerati tali) valori.

Eppure a Genova le targhe, le lapidi, le corone d’alloro tricolori, non mancano. Ogni municipio (ma più nelle periferie che in centro città) è ricco di piazze e vie dedicate a esponenti, uomini e donne, della lotta partigiana. Molte si concentrano in Valpolcevera, in Valbisagno e a Ponente, le zona urbane più vicine ai boschi dove i partigiani si riunivano e organizzavano. L’immediato entroterra genovese e i i dintorni di quartieri come Sampierdarena, Voltri, Bolzaneto, Pontedecimo, Molassana, diedero i natali a tanti giovani Resistenti e furono teatro di scontri, rappresaglie, fucilazioni, azioni di lotta.

La data della Liberazione trova riscontro due volte: una con la centralissima via 25 Aprile, l’altra con la meno nota via Della Insurrezione 23-25 Aprile 1945, a Sestri Ponente. Legate alla storia dell’antifascismo anche via Antonio Gramsci e piazza Giacomo Matteotti, naturalmente. Ma a Sampierdarena sono oltre una trentina i partigiani ricordati vengono ricordati, tra cui (via) Walter Fillak, (via) Giacomo Buranello, (via) Walter Ulanowski, (corso) Luigi Andrea Martinetti, (via) Federico Avio, (via) Tullio Molteni, (via) Paolo Reti, a Cornigliano, vicino all’Ikea per intenderci, pochi anni fa la nuova strada è stata intitolata alla partigiana Tea Benedetti. A Bolzaneto, nel giro di poche centinaia di metri: via Zamperini, piazza Rissotto, piazza Livraghi, via Stuparich.

In città sono ricordati tutti i fucilati del forte san Martino, quelli del Castellaccio, di Calvari, di Bornasco. Ci sono poi le strade della memoria cumulativa via Martiri del Turchino a piazza Caduti Partigiani Voltesi, da giardini Caduti nei Lager Nazisti, a via della Benedicta.

A parte la già citata via 25 Aprile, e il vicino largo Eros Lanfranco (ucciso a Mauthausen nel 1944) nel centro città, poche strade portano i nomi dei partigiani caduti per la libertà. Troviamo via Luigi Lanfranconi e la vicina via Riccardo Banderali, strade non di grande passaggio, costellate di garage e carrozzerie. Certo, l’arteria principale di divisione tra il centro e il medio levante è suddivisa equamente tra via Brigate Partigiane e via Brigata Bisagno, dal nome di battaglia di Aldo Gastaldi, nato a Rivarolo nel 1921, fondatore del primo gruppo partigiano genovese.

Ma allora chi erano le persone a cui sono state intitolate le strade citate nella nostra mini-inchiesta?

RICCARDO BANDERALI
Nato a Torino il 14 marzo 1921, fucilato il 10 aprile 1945, studente in Ingegneria, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Risiedeva con la famiglia a Genova, in via Trento, quando fu chiamato alle armi. Conseguito il grado di sottotenente, era stato inviato a Bolzano, dove era stanziato il 4° Reggimento artiglieria. Il giovane ufficiale nel gennaio del 1944, era entrato nell’organizzazione “Franchi”. Catturato dalle SS pochi giorni prima della Liberazione, il giovane fu condannato a morte e fucilato.

GIACOMO BURANELLO
Nato a Meolo (Venezia) il 27 marzo 1921, fucilato a Genova il 3 marzo 1944, studente, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Non si ha idea di chi sia stato Giacomo Buranello, nato da una famiglia di contadini veneti trasferiti per lavoro a Genova-Sampierdarena, se si bada soltanto alle sue azioni militari durante la Resistenza, che risaltano nella motivazione della massima ricompensa al valore e che elenchiamo succintamente. Dopo l’8 settembre 1943 già comanda i GAP di Genova che, a sostegno di uno sciopero dei trasporti pubblici, fanno saltare le rotaie del tram a Cornigliano. Giacomo Buranello aveva cominciato giovanissimo l’attività antifascista. Era ancora studente alla Facoltà di ingegneria quando aveva formato un gruppo molto attivo di studenti ed operai, aveva organizzato il “Soccorso rosso” ed aveva messo in attività una tipografia clandestina.

LUIGI LANFRANCONI
Nato a Voltri (Genova) nel 1913, caduto a Sampierdarena (Genova) il 20 febbraio 1945, impiegato, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Suo padre era morto al fronte durante il primo conflitto mondiale. Ciò aveva facilitato l’assunzione di Lanfranconi come impiegato alla Cassa di Risparmio di Genova e Imperia. Richiamato durante la seconda guerra mondiale, il giovane, al momento dell’armistizio, prestava servizio presso una batteria costiera. Sbandatosi il suo reparto, Lanfranconi si diede alla macchia e poi all’organizzazione dei primi gruppi partigiani che si stavano formando tra la Liguria e l’Emilia. Entrato a far parte delle formazioni di “Giustizia e Libertà”, divenne vice comandante delle Brigate gielline cittadine.

RENATO LIVRAGHI
Venne fucilato il 18 dicembre del 1943 a Forte San Giuliano dai nazi-fascisti insieme a Armando Maffei. Entrambi erano operai che si batterono per organizzare una prima ondata di scioperi che aveva visto la partecipazione delle fabbriche unitamente alla popolazione dei quartieri della Valpocevera.

RICCARDO RISSOTTO

Altro operaio, di Bolzaneto, morto nel rastrellamento della Benedicta e che il 9 settembre del 1943, proprio nella piazza a lui dedicata, parlò contro i fascisti.

ALDO BISAGNO GASTALDI
Nato a Rivarolo (Genova) il 17 settembre 1921, deceduto a Desenzano del Garda (Brescia) il 21 maggio 1945, perito elettrotecnico, medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Chiamato alle armi, nel marzo del 1942 era diventato sottotenente del Genio. L’annuncio dell’armistizio lo colse a Chiavari, dov’era al comando di un plotone del 15° Reggimento Genio. Fu così che a Cichero, nell’entroterra chiavarese, nacque con Gastaldi e alcuni comunisti del luogo, il primo gruppo di partigiani genovesi. Un mese dopo, Gastaldi era già al comando (con il nome di copertura di “Bisagno”, che richiama l’omonimo torrente), della prima formazione partigiana della zona, che sarebbe poi diventata la 3a “Garibaldi”. Dissapori tra le varie formazioni partigiane (Gastaldi era spinto, com’è stato rilevato, dalla coscienza dell’alto valore morale e patriottico della lotta che conduceva, e dalla sua fede religiosa), portarono poi alla divisione della “Cichero”, ma non diminuirono la fama di “Bisagno”. Aldo Gastaldi morì un mese dopo la Liberazione, cadendo – dal tetto della cabina – sotto le ruote del camion col quale aveva accompagnato a Riva di Trento alcuni dei suoi partigiani smobilitati. Per onorare la memoria di Gastaldi, il Comune di Genova ha dato il suo nome ad una delle principali arterie cittadine, su cui si affaccia la “Casa dello studente”. Un monumento gli è stato eretto nel Parco dell’Acquasola, in viale XII Ottobre.