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Via Canevari, spaccate le vetrate della sede del polo di protezione civile fotogallery

L'edificio è sede di tre associazioni di protezione civile e di una pubblica assistenza che formano il "polo' di protezione civile della Valbisagno

Genova. Un gesto inspiegabile, almeno per i volontari della protezione civile della Valbisagno che da tre anni utilizzano come “polo” l’ex palazzo Enel di via Canevari. Questa notte le vetrate dell’edificio sono state infrante. Un danno da centinaia di euro e soprattutto una grande tristezza: “Non capiamo chi possa aver compiuto un gesto del genere – spiega Ivan Dughetti – segretario dell’associazione Rge Protezione civile Liguria 1, una delle tre ospitate nell’edificio di via Canevari 87r – siamo qui da tre anni e i rapporti con il quartiere sono ottimi tanto che veniamo sempre invitati alle feste del quartiere e alle iniziative del Civ”.

I volontari stanno valutando una denuncia soprattutto perché vogliono capire se si sia trattato di un gesto di semplice vandalismo o ci sia dietro dell’altro. “E’ molto avvilente che vengano rotti i vetri di un polo associativo fondato sul volontariato che ora dovranno anche accollarsi le spese del ripristino” commenta il presidente del Municipio Bassa Valbisagno Massimo Ferrante che ha affittato gli spazi alle associazioni con cui ha stipulato una convenzione per la tutela di una delle zone più fragili della città quanto a rischio idrogeologico.

Tra le ipotesi circa gli autori del danneggiamento c’è quella di un gesto estemporaneo di qualche giovane annoiato, oppure di qualche tifoso che sabato sera potrebbe aver dato sfogo alla rabbia post derby. Ma c’è anche un’altra possibilità. Nello stesso edificio ha sede anche la pubblica assistenza Nuova San Fruttuoso che da novembre, anche in seguiti ai problemi di esondabilità della sede di via Fereggiano, si è trasferita in via Canevari al posto della Vecchia pubblica assistenza che nel frattempo era fallita.

Gli screzi tra le due pubbliche assistenze negli ultimi mesi non sono mancati, soprattutto dopo la decisione del municipio di risolvere il problema del ‘vuoto’ creatosi con il fallimento della pubblica assistenza per fornire in affidamento diretto gli spazi alla ‘Nuova’ che aveva un’urgente necessità di una nuova sede.