La storia

Uccise un vigile urbano in Calabria, trovato armato nei vicoli patteggia e si difende: “Non sono un killer”

Salvatore Tafaria aveva chiesto la revisione di quel processo dopo che il parroco del paese aveva detto: "Chi sa parli".

Genova. Ha patteggiato la pena di tre anni e mezzo e resta per ora in carcere Salvatore Tafaria, 53 anni, arrestato nel centro storico di Genova a fine ottobre perché trovato in possesso di una pistola con il colpo in canna e la matricola abrasa.

La vicenda aveva creato un certo allarme perché gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Federico Manotti, in un primo tempo temevamo che l’uomo potesse quella sera essere intenzionato a compiere un omicidio a causa di un precedente penale ‘pesante’. Tafaria, infatti, originario di Canolo in Calabria era stato condannato (assolto in primo grado e poi condannato in Appello e Cassazione) per avere ucciso un vigile urbano nel 1985 ed era uscito dal carcere nel 2006 grazie all’indulto.

Inoltre, dopo l’arresto in vico Pepe, nelle perquisizioni di auto e scooter erano stati trovati anche due manganelli telescopici e i proiettili di una seconda arma che non era stata poi rinvenuta dalla squadra mobile. Intercettato in carcere il 53 enne si era anche compiaciuto del fatto che la seconda arma non era stata ritrovata.

Ma proprio le intercettazioni sono servite in qualche modo a ridimensionare il personaggio. Non solo non è emerso nessun legame con la criminalità organizzata ma anche l’omicidio in Calabria, la cui sentenza è stata prodotta in udienza questa mattina davanti al gup Cusatti, avrebbe aspetti ancora da chiarire.

Tafaria negli anni scorsi ha anche tentato di chiedere, tramite il suo avvocato Raffaele Caruso, una revisione di quel processo ma la ricerca dei testimoni era stata vana nonostante il parroco del Paese avesse “chi sa parli” alludendo al fatto che l’autore di quell’omicidio, nato in un contesto di liti giovanili legate ad alcune ragazze, potrebbe essere qualcun altro.

E quella pistola carica con cui andava in giro per i vicoli del centro storico? Tafaria avrebbe spiegato di non aver più molta fiducia nel sistema dopo la vicenda che lo ha coinvolto e, in seguito ad alcune liti relative al bar che gestisce a Rivarolo aveva deciso di girare armato per difendersi da eventuali aggressioni, tanto più che qualche tempo fa era stato vittima di una violenta rapina dai contorni non chiari.