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Migranti in sala d’attesa dal medico di famiglia, ecco perché dovrebbe accadere di più

Domani a Palazzo Tursi un incontro sulla medicina preventiva e di prossimità, perché i richiedenti asilo hanno diritto al medico "della mutua" e al pediatra di libera scelta.

Genova. Cosa fare quando si ha la febbre alta, un forte mal di gola o il mal di stomaco? O a soffrire di qualche malanno è il proprio figlio? La risposta è ovvia. Rivolgersi al proprio medico di famiglia.

Ma quando si è cittadini del Afghanistan, della Siria e di un qualche paese centro-africano e si è arrivati a Genova da qualche giorno o mese come richiedenti asilo, il meccanismo non è così scontato.

Eppure. In base alle leggi sull’immigrazioni, quella vigente sul tema risale al 1998, i rifugiati e i richiedenti asilo sono automaticamente nel diritto di iscriversi al sistema sanitario nazionale e quindi, se ne manifestano la volontà, a avere un medico di famiglia o un pediatra di libera scelta. Questo a volte accade, a volte no. E i risultati li si conoscono: centinaia di persone che optano per altre soluzioni – come pronto soccorso o associazioni – per risolvere problemi di salute nell’emergenza.

Di quello che dovrebbe essere, invece, un corretto funzionamento del sistema si parlerà domani, giovedì, alle 18e30 a palazzo Tursi, nel Salone di rappresentanza, durante un incontro organizzato dal Gruppo ligure Immigrazione e Salute insieme al Municipio Centro Est.

Il Gruppo ligure Immigrazione e Salute è il braccio “locale” della Socetà italiana di Medicina delle Migrazioni, un ente che dagli anni 90 si occupa di questi temi dal punto di vista clinico e normativo. Il referente regionale è Emilio Di Maria, medico in ambito universitario a Genova: “L’incontro è rivolta a medici, associazioni e amministratori pubblici e a tutti coloro che lavorano con i migranti, per promuovere un modello di assistenza inclusivo e in una prospettiva di accoglienza diffusa sul territorio”.

Perché affrontare la questione in maniera non emergenziale si può. “In Italia il numero di nuove presenze straniere è stabile da tre anni – spiega Di Maria – più o meno 180 mila, quindi non siamo in presenza di un’invasione. C’è spazio per una gestione che rispetti i diritti di queste persone ed eviti uno stress eccessivo per le strutture ospedaliere e di pronto soccorso, cosa che conviene a tutta la collettività”.

Un altro luogo comune da sfatare, secondo il portavoce del Gruppo Ligure Immigrazione e Salute, è che i migranti siano portatori di strane malattie o addirittura gravi virus. “Nella maggior parte dei casi – spiega il medico – si tratta di persone giovani e in ottima salute, non hanno malattie diverse da quelle di cui soffriamo noi, il punto è che sono molto più vulnerabili, soprattutto i bambini o le giovani donne, per le condizioni di vita che trovano qui o per i traumi che hanno accumulato nel loro lungo viaggio”.

“Queste persone – continua Di Maria – hanno diritto a un’attenzione personalizzata, i medici di famiglia e i pediatri dovrebbe essere coloro che raccolgono le loro storie e li indirizzano nel giusto percorso di cura o prevenzione del rischio”.