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L’accoglienza dei migranti? A casa dei genovesi. Già in 12 sono pronti a ospitare

Il progetto di ospitalità domestica si chiama Refugees Welcome ed è partito in Germania. Si possono aiutare cittadini di ogni nazionalità, anche italiani

Genova. In città ci sono già 12 porte aperte, e altrettante case pronte per ospitare e conoscere persone e storie che vengono da lontano. Il progetto si chiama Refugees Welcome, dal nome dell’associazione che lo sta portando avanti.

Si tratta di una piattaforma on linewww.refugees-welcome.it – dove famiglie, rifugiati e volontari si possono iscrivere, rispettivamente, per dare accoglienza, chiedere di essere ospitati e seguire i percorsi di incontro come supporto. Il compito dei volontari è quello di creare momenti di incontro, capire le caratteristiche degli ospitanti e degli ospitati, e promuovere un buon “match” in modo che la convivenza sia da subito meno problematica possibile.

A Genova si sono iscritti 12 soggetti, in quattro casi sono famiglie, ma hanno dato disponibilità ad accogliere un rifugiato – per un periodo minimo di 6 mesi – una donna lavoratrice in città come trasfertista, una ragazza che vive con il fidanzato, alcuni studenti, un gruppo di amiche che hanno scelto di convertire un piccolo network di Airbnb a quest’altra diversa esperienza. I ragazzi stranieri iscritti, dall’altra parte, sono tutti, per ora, giovani uomini provenienti da Mali, Ghana, Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia. Poche unità, per ora, tenendo conto che le iscrizioni si sono appena aperte e che le prime convivenze scatteranno nel giro di qualche settimana.

corsia pronto soccorso

Alcune regole. I migranti ospitati devono avere uno status riconosciuto, per esempio di rifugiato politico, o comunque un permesso di soggiorno. Lo statuto dell’associazione, ad ogni modo, prevede che possano essere ospitate persone di ogni nazionalità, anche – per fare un esempio – una ragazza madre italiana, se ne dovesse avere bisogno. Chi ospita, d’altra parte, non deve necessariamente essere una famiglia.

E le parole sono importanti. “Più che di accoglienza si parla di ospitalità domestica – spiega Francesca Martini, del tavolo genovese Welcome Refugees – per sganciarsi dall’idea di famiglia di un certo tipo. L’esperienza è aperta a singoli, anziani, coppie gay o etero, studenti, o famiglie papà mamma e bambini”.

“L’obbiettivo è dimostrare che un altro tipo di accoglienza è possibile – aggiunge – che il fenomeno delle migrazioni è un qualcosa che ci riguarda, non vogliamo seguire un modello di accoglienza assistenzialistica o caritatevole o tanto meno come scopo di business, il nostro sistema punta alla condivisione, allo scambio reale”. “Inoltre – aggiunge Michele Acampora, altro volontario – con un modello come Refugees Welcome i cittadini possono essere attori non passivi dell’accoglienza, oltre quelle che saranno le decisioni di sindaci e prefetti”.

Alcune storie genovesi? Una ragazza ha deciso di aderire nel momento in cui si è trovata ad aspettare una bambina. “Si è chiesta – racconta Francesca – quando mia figlia mi domanderà cosa ho fatto per queste persone, cosa le risponderò?”. Un uomo ha chiesto di entrare nella rete Refugees Welcome perché nel suo palazzo esisteva un appartamento di accoglienza migranti della Prefettura e ha legato così tanto con gli ospiti che ha deciso di fare la sua parte. A un rifugiato di 18 anni è stato proposto di vivere in una famiglia con un neonato. “Io sono orfano – ha raccontato – scoprire cosa significa essere genitori sarebbe molto importante”. C’è chi metterà a disposizione una stanza, chi un’intera casa.

Sia chiaro. Non ci sono soldi in ballo. Ogni ospitalità è su base volontaria. Esistono già alcune esperienze in altre città italiane dove attorno a progetti Refugees Welcome si sono sviluppati dei piccoli crowdfunding. “Un gruppo di amici aveva raccolto dieci euro a testa da girare a una famiglia di pensionati che ospitava un ragazzo”, raccontano i volontari.

Per chi fosse interessato a ospitare o anche solo curioso di come funziona il sistema esistono un sito internet: www.refugees-welcome.it e una pagina Facebook ufficiale: Refugees Welcome Italia. L’associazione è nata in Germania dall’iniziativa di alcuni privati ed è sbarcata in Italia nel 2015. Il tavolo genovese è partito a ottobre 2016 e aveva deciso, nonostante le tante disponibilità dimostrate, di non accettare adesioni fino a che non ci fossero stati accordi precisi su ogni territorio.

Ad aprile a Genova ci sarà un incontro pubblico per presentare il progetto. “Abbiamo contatti con il Comune e con la rete Sprar – spiega Francesca Martini – e con associazioni che vorrebbero mettersi a disposizione, stiamo cercando di creare una rete solida”. Refugees Welcome a Genova è composta da 5 volontari (presto saranno 8). Tra loro ci sono avvocati, assistenti sociali, sociologi, psicologi, il cui compito sarà anche quello di facilitare le famiglie e gli ospitati con un ruolo da tutor.