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Industrie pericolose, assemblea pubblica a Sampierdarena

Sono cinque - e tutte in zona portuale - quelle che potrebbe far scattare emergenze rilevanti in caso di incidente

Genova. Conoscere i rischi, sapere come – eventualmente – affrontarli, avere un’idea di cosa fare per prevenirli. Di tutto questo si è parlato al Centro civico Buranello, a Sampierdarena, durante la prima assemblea pubblica promossa dalla Prefettura di Genova, d’intesa con il Comune, per la consultazione della popolazione relativa ai piani di emergenza esterna delle industrie a rischio di incidente rilevante, ovvero un incendio o un’esplosione di grande entità che dia seguito a un pericolo immediato per la salute umana e l’ambiente.

Si è partiti con il municipio Centro Ovest dove, soprattutto in area portuale, sono inseriti insediamenti di questo tipo. Le aziende a rischio incidente rilevante, nella zona di Sampierdarena, sono tutti depositi di idrocarburi o altri combustibili infiammabili.

Si tratta innanzitutto dei depositi di olii combustibili e gasolio Eni e Esso Italia, a Calata Canzio, che possono essere riforniti via nave o via terra. Sono dedicati allo stoccaggio e alla movimentazione delle sostanze. Vi è poi la Getoil, deposito costiero doganale a Calata Giaccone, su una superficie di 6.755 metri quadri e dotato di 9 serbatoi coibentati e riscaldati per lo stoccaggio dei prodotti petroliferi.

industrie pericolose

Imprese a rischio anche la Aoc, antipollution operative center, nata nel 2002 dallo sviluppo di un ramo di attività della società di riferimento Giuseppe Santoro e che si occupa dei servizi per il trattamento di depurazione dei rifiuti liquidi, acque reflue di produzione navale. Infine Silomar, deposito costiero che effettua stoccaggio e movimentazione di rinfuse liquide tra cui oli vegetali, biodiesel, prodotti petrolchimici e chimici.

Aziende dotate di sistemi di prevenzione che evitino che le sostanze fuoriescano da tubazioni, serbatoi o contenimenti, e di sistemi di protezione, in caso di fuoriuscita. Sistemi che vengono controllati costantemente. Ma il rischio potrebbe trasformarsi in pericolo se tali sistemi non dovessero funzionare. E allora? In caso di allarme (incendio, esplosione) il singolo cittadino può proteggersi chiudendo le finestre, non uscendo di casa, evitando lo scambio di aria tra interno e esterno attraverso condizionatori o simili. Misure di buon senso, ma che devono essere pianificate in tempo, comunicate, gestite. Ecco perché un’assemblea pubblica con la popolazione.

All’incontro hanno parlato della situazione, delle strategie preventive e dei possibili rischi esponenti di Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Arpal, forze dell’ordine, Asl3, Capitaneria e Autorità Portuale. Alcuni cittadini, rappresentanti di associazioni o singoli privati, hanno posto alcune domande in merito ai sistemi di controllo, alla comunicazione delle problematiche, ai ruoli che ogni ente dovrebbe rivestire.

industrie pericolose

“Questa è la prima assemblea legata alle industrie pericolose – dice l’assessore comunale alla Protezione Civile Gianni Crivello – ne seguiranno altre in altri territori, Valpolcevera, poi Medio Ponente e poi Ponente”. Tursi ha anche preparato un pieghevole a disposizione dei cittadini. “E’ importante sapere in anticipo come comportarsi in caso di gravi incidenti – aggiunge il prefetto di Genova Fiamma Spena – questo tipo di percorsi condivisi sono legati a un decreto legislativo nazionale, la direttiva di Seveso”. Sul sito della Prefettura genovese sono stati pubblicati alcuni approfondimenti specifici sulle aziende a rischio di incidente rilevante.