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I “figli di Uber”, gli etnici e i Cani sciolti. Ecco la mappa del trasporto abusivo a Genova

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Genova. Dopo avervi raccontato il quadro di illegalità e concorrenza sleale che si muove attorno al mondo del trasporto abusivo ecco la mappa ragionata dei “finti” taxi in città.

I figli di Uber

Come i giapponesi che non volevano credere alla fine della guerra anche i “figli di Uber” non si rassegnano alla chiusura del servizio ma, anzi, ne traggono giovamento. Gli ex autisti che avevano aderito alla “app” forse avevano già pensato a una strada alternativa a Uber, per poter lavorare senza pagare le commissioni, e proprio per questo avevano memorizzato i numeri di telefono dei loro clienti.

Grazie a questo accorgimento, una volta sospeso il servizio, si sono trovati con una “ricchezza” all’interno dei loro telefonini, che hanno messo subito a frutto attraverso una capillare organizzazione. Genova è stata suddivisa territorialmente in tre parti che rispondono direttamente a una diversa chat via wathsapp. Poca fantasia nei nomi, si chiamano Genova1, Genova2 e Genova3, ma redditività, visto che in questo modo si riesce a fornire un servizio.

I taxi etnici

Parlare la stessa lingua aiuta a capirsi meglio, ad avere più fiducia e non importa se il servizio e’ peggiore è costa di più, visto che, in questo modo, si aiuta un fratello, un “hermano” visto che si tratta principalmente di un servizio abusivo che si è sviluppato all’interno della vasta comunità ecuadoriana genovese.

L’organizzazione non è del tutto conosciuta ma sembra molto chiaro che a Genova viaggino numerose auto a servizio dei cittadini stranieri. Auto anonime, spesso utilitarie, con le quali si porta la “nonna” a fare le analisi in ospedale, ma anche Van e camioncini per portare le compagnie di giovanissimi in discoteca la sera.

Trasporti spesso collettivi che hanno tariffe anche abbastanza elevate. Si parte dai 3 euro per persona a viaggio nelle zone più popolose, come Sampierdarena o Campasso, per arrivare ai 5 euro a Castelletto. Qui il taxi sarebbe addirittura più conveniente ma il passaparola all’interno della comunità fa la sua parte tenendo lontano ogni litro tipo di servizio.

Un fenomeno che esiste, anche se in modo più limitato, anche all’interno di altre comunità straniere presenti sul territorio. Ci sono le auto al servizio dei cittadini nordafricani, che vivono principalmente all’interno del centro storico di Genova, ma anche della comunità senegalese.

“Spesso vediamo in giro una multipla vecchio modello – racconta un tassista – carica di persone sempre diverse. Non c’è dubbio che si possa trattare di un servizio di trasporto ma, nonostante le segnalazioni, continua a girare in città”,

I “Taxi Fantasma”

“Avete mai visto un cinese salire su uno dei vostri taxi?” Alla domanda, gli autisti che ci hanno aiutato a raccontare questo “universo parallelo” delle auto pubbliche a Genova, rispondono con un sorriso. Questa, infatti, è una comunità molto chiusa che alimenta leggende metropolitane in ogni campo, anche in quello dei taxi ovviamente.

I “cani sciolti”

Dal disoccupato allo studente universitario, fino al pensionato che più del reddito cerca la compagnia. Non esiste un vero e proprio identikit dell’autista abusivo ma tante differenti sfaccettature, tutte però caratterizzate da un fattore comune, quello della convinzione dell’impunità. Se li fermi per spiegare che fanno una cosa illegale ti rispondono: “Se non mi fanno nulla i vigili perché dovrei smettere di fare questa attività”, spiega uno dei sindacalisti.

E quindi continuano a operare come se niente fosse. Il territorio “di caccia” dei clienti è, principalmente, all’uscita delle stazioni ferroviarie. Il metodo resta quello tradizionale, avvicinare le persone in arrivo e proporsi. Il problema è che a volte si trovano tassisti che rientrano a Genova e, in quel caso il rischio è quello di una denuncia. Molti, però, nonostante le multe e i sequestri, continuano imperterriti la loro attività.

I “maghi” del “NCC”

Ad affiancare il servizio taxi, da alcuni anni, c’è un nuovo sistema regolare, quello delle auto con conducenti denominate NCC. In questo caso si tratta di una versione “premium” del trasporto urbano, fatta con auto di lusso attraverso prenotazione. L’unico limite che differenzia queste auto dai taxi è nel fatto che non possono raccogliere chiamate mentre sono in movimento e, dopo ogni trasporto, devono tornare in rimessa.

Ma anche qui c’è chi ci prova e chi ha trovato una soluzione per cercare di “scavalcare” la legge. Una delle auto che spesso circola per Genova, racconta qualche tassista esperto, è quella di un cittadino straniero che ha sede a La Spezia. Sulla sua auto, spiegano, ha un fax con il quale riesce a stampare le chiamate dei clienti che si manda “in remoto” con il suo telefonino. Non sempre funziona ma spesso, con questo sistema, riesce a eludere i controlli.