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Davanti al Galliera (con il record di obiettori) la carica fucsia di chi rivendica il diritto all’aborto fotogallery

Circa 300 persone si sono date appuntamento davanti all'ospedale della curia, oggi alle 18 anche il corteo della rete Non Una Di Meno

Genova. C’è Francesca, lesbica, che per avere un figlio attraverso la fecondazione assistita è dovuta partire per la Spagna. C’è Grazia, che una bambina l’ha appena avuta, ma perché voluta e non perché non avrebbe potuto fare diversamente. Ci sono Manuela e le ragazze del centro anti-violenza di via Mascherona, che oggi scioperano per la prima volta in 10 anni, perché la vulnerabilità delle donne non può essere difesa in modo emergenziale.

manifestazione galliera non una di meno

E poi tante altre (e qualche “altro”), circa 300 persone, di ogni età, si sono date appuntamento davanti all’ospedale Galliera per chiedere il rispetto dei propri diritti. Striscioni e slogan di ogni tipo: “Tutti obiettori con l’utero delle altre”, “Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo”, “Fuori il Vaticano dalle nostre mutande”. Tanto rosa, rosa acceso, fucsia, per rimarcare che il “sesso debole” non è debole affatto.

Si tratta del primo appuntamento – in questo 8 marzo 2017 – fra quelli organizzati dalla rete Non Una Di Meno Genova. Alle 18 infatti si svolgerà un corteo con concentramento sotto Porta dei Vacca, in contemporanea con altre 45 città italiane e del mondo.

manifestazione galliera non una di meno

Ma la manifestazione davanti al Galliera aveva un tema ben preciso: “Lo abbiamo scelto – spiega un’organizzatrice – perché percepisce i finanziamenti pubblici ma non applica la legge 194”. Tradotto: a causa del numero troppo alto dei medici obiettori di coscienza, quelli che si rifiutano di praticare interruzioni di gravidanza, è di fatto impossibile sottoporsi ad aborti volontari.

“Abbiamo chiesto a tutte le donne di segnalarci con una mail a nonunadimenogenova@gmail.com le informazioni che hanno sui propri medici e ginecologi, dove lavorano e se obiettano oppure no. Vogliamo creare una mappatura completa e reale”.

Perché i dati esistono, ma non tengono conto di specificità come, per esempio, quella dell’ospedale Galliera (ricordiamo, di proprietà della Curia). Secondo il ministero della Salute in Liguria il 67% dei medici nelle strutture pubbliche ha dichiarato l’obiezione di coscienza. Non siamo ai livelli del Molise (93%) o della provincia autonoma di Bolzano (92%) ma è comunque una percentuale molto alta. Più di un ginecologo su due non è disposto a praticare aborti o a fornire pillole abortive. In Italia la percentuale si aggira sul 49%.

manifestazione galliera non una di meno

E negli altri Paesi europei? Non è così. In Francia tutti gli ospedali pubblici hanno l’obbligo per legge di rendere disponibili i servizi di interruzione della gravidanza. In Inghilterra è obiettore solo il 10% dei medici ed esistono centri di prenotazione aperti 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Non solo. Tutti gli operatori che decidono di lavorare nelle strutture di pianificazione familiare non possono dichiararsi obiettori. In Svezia il diritto all’obiezione di coscienza non esiste affatto. Gli specializzandi in ginecologia e ostetricia che pensano che l’aborto sia una cosa sbagliata vengono indirizzati verso altre specializzazioni.